mercoledì 26 novembre 2008

Trediciventi

TREDICIVENTI
Racconti di viaggi, di culture e di vita
nelle opere trasfigurate di Costantino Giovine,
oltre i confini del sogno


mercoledì 17 dicembre 2008 dalle ore 18:30
allo SpazioStudio di Via Lomazzo 13, nel cortile del Vecchio Fico a Milano.
Inaugurazione di TREDICIVENTI
personale di
Costantino Giovine

La Mostra trae il titolo da una delle 25 opere esposte, in cui la magia del sincronario Maya comunica tutta la vibrazione di un diverso sentire e vivere.
La proposta della mostra è di percorrere un sentiero ideale che ci conduca ad una nuova visione dell’interculturalità, oltre l’integrazione, nella armonica coesistenza delle diverse culture: è la magia dell’incontro con qualcosa di altro, di diverso. L’artista comunica con un linguaggio originalissimo che trae origine dalla sua esperienza con gli aborigeni australiani e usa colori-segni-parole indivisibili tra loro, un linguaggio di misteri svelati e rivelati, al confine tra anima e mondo.
L’esposizione prosegue fino al 19 dicembre 2008, orario 17.00 – 19.30.


In contemporanea, alla presenza degli autori:
presentazione di due libri, vicini per contenuti al lavoro dell’artista, con copertina illustrata da Costantino Giovine:

Passaporto per Capo Verde
di Antonio Danise – Ed. Il Filo 2008 – Un viaggio nella realtà capoverdiana, tanti incontri con tante persone
e la natura a fare da sfondo

Polenta and Goanna
di Emilio Gabbrielli – Ed. IPOC 2007 - Una storia di migrazioni italiane in Australia e l’incontro con la cultura aborigena

Curatrici: Maria Teresa Briotti e Patrizia Gioia
http://www.mtartegallery.com/

mercoledì 5 novembre 2008

Anche i cuori si consumano


Pensieri che sorgono spontanei leggendo “Anche i cuori si consumano” di Pedro Paixão.

“Cortina di fumo”
“Passiamo la vita a fuggire da qualcosa e alla ricerca di qualcos’altro”: questa prima frase del primo racconto del libro, sembra sintetizzare un po’ la filosofia di “Anche i cuori si consumano” perché sembra proprio che i cuori si consumino a causa della incessante attività di fuga e della conseguente ricerca di qualcosa che non sembra essere molto chiaro, anche se l’autore vuole convincerci, e forse convincersi, attraverso i narratori dei singoli episodi che costituiscono questa raccolta, che invece lui le idee le abbia abbastanza chiare.
La cortina di fumo è la barriera che ci separa dai sogni, dai desideri; è quello steccato che divide la realtà dall’immaginazione, e la fuga, la ricerca, non rappresentano altro che il desiderio di superare questa barriera.
Quando rientriamo dall’esperienza dei sogni, che possono rivelarsi anche incubi, ci sentiamo meglio.

“Non confondiamo le cose” è inventare una storia, con parole inutili, imprecise, e credere che sia vera.

“Hotel Bebek” ci ricorda che “ricordare è del tutto inutile”: ricordarsi di “Hotel Bebek” è del tutto inutile.

“La ragazza del negozio della carta” scrive frasi dentro la sua testa ma quando si sveglia non le ritrova più.

Di “Piano” si fa prima ad ascoltarne la musica che a parlarne.

In “Amo il mio destino incline al disfacimento” il protagonista si “stancava di aver accanto corpi estranei” ma “alla solitudine preferiva una cattiva compagnia” e “tra la paura e la noia, sceglieva sicuramente la prima” e comunque ritiene che “Meglio rischiare la vita che perderla”.
“Amo il mio destino ...” è l’incipit (o forse il titolo) di un libro che non ha mai scritto per non aver saputo trovare un inizio.

“Abbandono”: se volessi cominciare a dire qualcosa dal vero inizio, non comincerei mai.
“Il piacere risiede nella soddisfazione di una mancanza”. O nell’essere soddisfatti per qualcosa che manca? Pessoa avrebbe scelto la seconda e Pessoa, o meglio Bernardo Soares, è molto presente in Paixão. Del resto, quale scrittore potrebbe sostenere di non aver subito l’influenza di Pessoa, comunque lo si voglia chiamare?

“Amore di donna”
“Il mio unico sollievo lo trovo solo nei sogni che non si trasformano in incubi”
Non sempre fuggire o andare in vacanza serve per stare meglio.
La protagonista di questo racconto dichiara di non riuscire ad andare in vacanza da se stessa.
Ma forse sarebbe meglio vivere la vita come una persona normale, come tante ce ne sono nel mondo, come nelle buone famiglie di un tempo e quelle di oggi, papà, mamma e almeno due figli, andare in chiesa la domenica, perché no, mi sento di appartenere ad un genere umano che non si discosta molto dagli altri, quelli che vedo tutti i giorni per strada quando vado in strada, sugli autobus quando prendo l’autobus, o che vanno a piedi perché non hanno mai posseduto una macchina e se anche l’hanno posseduta adesso non ce l’hanno più perché hanno deciso di cambiare, di provare ad andare a piedi, o con la bicicletta quando vanno da soli, oppure in tram, oppure quelli che vedo in giro, a lavorare per bene, come se fosse la cosa più importante e quando finiscono di lavorare entrano in crisi, perché non accettano di lasciare il posto dove hanno trascorso gran parte della loro giornata, ed allora anch’io sono come loro e se non lo sono, lo divento, cerco di diventarlo.

“Sposami ad agosto”
Bastano poche frasi per ritrovare Pessoa, ancora una volta:
“Semplicemente la vita”
“Il prevedibile annoia mortalmente”
“La mancanza è ciò che ci fa continuare” ecc. ecc.

“Alta tensione” è l’incertezza che viviamo, il disfacimento, l’isolamento, la solitudine, è la nostra miseria.
L’inquietudine?

Poi c’è anche dell’altro, non è finita qui, come si può pensare che una lettura possa avere una conclusione?, ma per adesso può bastare, bisogna porre una parola fine, almeno momentaneamente, il resto verrà in altri momenti, non si capisce tutto in una volta, il resto tornerà lentamente, senza sforzi, emergerà nei momenti meno attesi, dalle parole di Paixão, senza fretta, nella versione italiana di Silvia Marianecci, piano piano, altrimenti, altrimenti anche i cuori si consumano.

mercoledì 29 ottobre 2008

Ragionamenti di Francesco Carletti

I ricchi, si sa, solitamente lo sono a discapito di altri, dei poveri, degli emarginati, degli sfortunati, è così da sempre, anche se a volte lo dimentichiamo ed allora forse sarebbe bene non dimenticare che i ricavi e i profitti realizzati sulle spalle degli altri, pur essendo comunque deprecabili, si possono fare in tanti modi.
Nel ‘600 un giovane mercante fiorentino, tale Francesco Carletti, aveva scelto di arricchirsi praticando l’esecrabile pratica del commercio degli schiavi.
Partiva, insieme al padre Antonio, dalla Spagna e navigando arrivava alle isole di Capo Verde, in pieno oceano Atlantico, comprava gli schiavi e li rivendeva in America.
I guadagni erano comunque lauti anche se vi erano delle spese da sostenere, le licenze reali da comprare dalla Spagna, i diritti da pagare uscendo da Capo Verde, il noleggio fino alle Americhe e poi, anche se neri e selvaggi, qualcosa bisognava pur dar da mangiare agli schiavi durante le lunghe traversate atlantiche.
Lo schiavo per i mercanti era una merce qualsiasi ma in fondo era riconosciuto come un essere umano e in quanto tale meritevole di essere battezzato. Infatti la cristianizzazione, richiesta dalle gerarchie ecclesiastiche, era un requisito fondamentale per la commercializzazione.
Anche la Chiesa aveva la sua parte in questo turpe commercio quindi con l’imposizione della religione del più forte agli schiavi, prima di essere imbarcati sulle navi negriere.
Gli schiavi, essendo una merce destinata per la maggior parte ad essere utilizzata in lavori pesanti, dovevano avere buona costituzione, essere giovani e forti, con denti sani e robusti.
Prima di concludere gli affari quindi i mercanti li sottoponevano ad un attento controllo e ad un rigoroso esame delle condizioni fisiche, così come ancora oggi si fa nelle fiere del bestiame, in ogni parte del mondo e quando l’affare veniva concluso provvedevano a marchiarli a fuoco sul petto o sulle spalle per riconoscerli dagli schiavi comprati da altri mercanti.
La tratta degli schiavi, iniziata fin dall’inizio del sedicesimo secolo, è andata avanti anche nei secoli successivi, facendo la fortuna dei mercanti europei, fino alla metà dell’ottocento, quando ufficialmente venne dichiarata l’abolizione della schiavitù. Tuttavia lo sfruttamento e la schiavitù, anche se in forme diverse, esistono ancora oggi in tante parti del mondo.
È bene non dimenticare le nostre responsabilità in tutto questo quando vediamo nell’immigrato, costretto da vari fattori ad allontanarsi dal proprio paese, nient’altro che un delinquente da respingere e da abbandonare al proprio destino.

Del commercio degli schiavi e di altre peregrinazioni intorno al mondo, il Carletti, al ritorno dai suoi viaggi, “ragionava” con il Granduca di Firenze.

Francesco Carletti - “Ragionamenti del mio viaggio intorno al mondo” – Mursia Editore - 2008

lunedì 27 ottobre 2008

Non è successo niente - No pasó nada

Racconto del 1980 di Antonio Skármeta, scrittore cileno, autore, tra gli altri, del romanzo “Il postino di Neruda”, da cui è stato tratto il film con protagonista Massimo Troisi, e del più recente “Il ballo della vittoria”.
Pubblicato in Italia nel 1996 da Garzanti, nella traduzione di Irina Bajini.
Il protagonista è Lucio, un ragazzino di quattordici anni, arrivato in Italia con la famiglia, in fuga dal colpo di stato dell’11 settembre del 1973, che in Cile, aveva spazzato la breve esperienza di democrazia, conclusasi con la morte di Salvador Allende.
Lucio si ritrova a Milano, dove vive i problemi e le esperienze tipiche di chi arriva in un paese di cui non conosce nemmeno la lingua ma con, sempre presente nel cuore, il paese d’origine, in questo caso il Cile, da cui è dovuto scappare.
Storia di un’integrazione difficile nell’Italia degli anni ’70.
Sembra che l’integrazione in Italia debba essere necessariamente qualcosa di difficile.
Oggi ancora di più.
Come se tanti anni fossero passati invano!
Come se non fosse successo niente!


Coordinate: integrazione in ogni luogo.

sabato 18 ottobre 2008

Ancora un giorno

A poco più di un anno dalla morte dell’autore, scomparso il 23 gennaio 2007, è uscito in Italia nella traduzione di Vera Verdiani, “Ancora un giorno”, resoconto personalissimo degli ultimi mesi dell’Angola portoghese, del polacco Ryszard Kapuscinski, uno dei più grandi reporter del mondo.
Si tratta di un reportage sulle ultime fasi della lotta di liberazione dell’Angola che, su vari fronti e con diverse fazioni politiche, anche opposte tra loro, dopo una guerra lunga e cruenta, raggiunge infine l’11 novembre 1975 l’indipendenza e la liberazione dal dominio portoghese.
L’autore nelle ultime pagine del libro ci racconta in presa diretta l’assedio di Luanda, la capitale dell’Angola, mentre tutti i portoghesi cercano di scappare, portando letteralmente via pezzi di città, case di legno smontate e imballate dentro enormi casse, che verranno caricate sulle navi in fuga dal porto e dirette in Europa, lasciando una città vuota.
Kapuscinski ama narrare gli avvenimenti da una posizione privilegiata, quella cioè di chi si trova sempre in prima linea, anche a costo della propria vita, come più volte gli è successo in Angola. Ha raccontato e vissuto personalmente decine di rivoluzioni e colpi di stato in giro per il mondo. Il suo modo di fare giornalismo forse può essere sintetizzato nella frase del libro “Non sono mai stato capace di parlare di gente con la quale non ho condiviso almeno una parte di quello che essa stessa sta vivendo”.
Ed anche in quei momenti cruciali per la storia dell’Angola, Kapuscinski era presente sul teatro di combattimento a raccontarci gli avvenimenti che costituiscono il nucleo centrale di questo libro che a distanza di oltre trent’anni dagli eventi narrati, conserva sempre viva la freschezza e l’interesse per una fase della storia portoghese e africana ancora poco conosciuta e non abbastanza esplorata.
Una piacevole lettura e un buon esempio di giornalismo dal fronte, come oggi è difficile incontrare. “Ancora un giorno”, ancora un ottimo esempio di giornalismo e di letteratura insieme dalla penna di un grande scrittore.

sabato 11 ottobre 2008

Il perfetto viaggio

Piccoli episodi, o semplici particolari, che possono servire per fare un ritratto della città, un ramarro, una casa abbandonata, una piazza, le colonie e le guerre coloniali, mai molto evidenti, siamo pur sempre in un periodo precedente la rivoluzione dei garofani, ma anche episodi storici, come ad esempio la morte di Giordano Bruno, sorprendenti se si pensa che sono stati scritti in tempi di dittatura, emergono qua e là inattesi, come dallo sfondo di un quadro senza profondità, né prospettiva, tutto emerge poco a poco, a misura che si entra dentro, che si entra in sintonia con le fibre della tela, riuscendo a decifrare alfabeti prima sconosciuti, le parole si materializzano, si trasformano in oggetti mai notati, la visione diventa più chiara, sembra di essere venuti a conoscenza di un’altra parte di mondo, mai immaginata prima, i corpi si intersecano tra loro, nello spazio e con lo spazio: la memoria non può essere cancellata.
È questo Saramago, e lo si ritrova già in queste cronache scritte tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, racconti, abbozzi, flash, appunti, ancor prima di affrontare le stesse tematiche ma in lavori di più ampio respiro come nei romanzi che hanno caratterizzato la sua produzione letteraria almeno degli ultimi venti anni.
A chi, come me, ha conosciuto prima il Saramago dei grandi romanzi, fa una certa impressione leggere o rileggere queste pagine. Dopo aver imparato ad amare ed ad apprezzare lo stile di narrazione tipico del nobel portoghese, leggere queste cronache è come fare un viaggio (perfetto?) indietro nel tempo e nello spazio.
Del resto, come lo stesso Saramago ha affermato: “Tutto quel che si trova nei miei romanzi si può trovare anche nelle cronache”.
“Il perfetto viaggio”, curato da Giulia Lanciani e pubblicato dalla Bompiani nel 1994, è la versione italiana che contiene solo una selezione delle cronache che Saramago ha pubblicato su alcuni quotidiani portoghesi tra il 1968 e il 1972, riuniti dallo stesso autore nel volume “A bagagem do viajante”.

Coordinate geografiche per orientarsi tra i pensieri di Saramago:
http://caderno.josesaramago.org/

domenica 5 ottobre 2008

L'Africa di Viero


La notò subito e immediatamente capì come sarebbe andata a finire.
Doveva prendere appunti, delineare una strategia e seguirla senza trascurare nulla fino alla fine, solo così sarebbe arrivato a lei senza perdersi, senza perdere tempo, niente giorni sprecati, che erano pochi, due settimane di vacanza in Senegal, avrebbe potuto usarli per scrivere un sacco di cose, anche nei momenti più intensi, mentre viveva emozioni indimenticabili, e non solo perché ne scriveva, rimanendo così fissate per sempre.
Ma come, adesso anche gli altri hanno voce? No, non se ne importava, proseguiva come se attorno non ci fosse nessuno, lui l’unico personaggio del sogno che stava vivendo con tanta intensità, e che gli girava intorno senza che se ne accorgesse o forse ignorandolo, era lui, nessun altro, pensava a voce alta, parlava con nessuno, non si aspettava risposte o rispondeva da sé, senza curare la coerenza fra le domande e le attese.
Arrivata la fine della vacanza, adesso cosa faccio, non posso mica andarmene e lasciare tutto, come se niente fosse successo, come si fosse trattato solo di un sogno, doveva trovare una scusa oppure cosa?, inventarsi qualcosa, spezzare quel filo che lo teneva legato e andarsene, scappare via, sentiva che il tempo stringeva, la vacanza era al termine, sentiva che il destino gli aveva riservato altre mete, altri luoghi lo aspettavano e finché rimaneva a sognare, i sogni li ricorda tutti, riesce a ricostruire tutti i particolari, naviga in ambienti adatti, è al risveglio che si accorge di come sono fatti di altra pasta i sogni e non si dà pace di aver perso quel mondo che fino a poco prima gli apparteneva.

Forse tutto questo ha poco a che fare con il libro di Paolo Brunelli, o forse no, è che quando leggo un libro mi viene sempre da prendere appunti, non necessariamente cose che riguardano quel libro ma di certo ispirate dalla lettura, perché mi viene in mente un particolare, perché una frase mi ricorda altri episodi, da me vissuti o semplicemente sognati, perché comunque leggere mette in gioco una circolazione di idee che arricchisce la mente ed in fondo, non è anche questo lo scopo della lettura, anche se il testo in questo modo diventa solo un pretesto?

Coordinate geografiche: tra Pontremoli e Dakar
Paolo Brunelli - L'Africa di Viero - Edizioni Clandestine 2003

venerdì 26 settembre 2008

“Fra gli spazi vuoti finalmente piove” ovvero, di come le parole possono regalarci emozioni, sogni, storie raccolte qua e là per il mondo, da chi distratta non è.
In questo piccolo/grande libro si intuisce che c’è Lisbona, che c’è Capo Verde, ma soprattutto si apprezza la straordinaria capacità di Alessia Battaglia di trasformare, in poche parole, i luoghi visitati in poesia assoluta.
Coordinate geografiche: la poesia non può essere ingabbiata in reticolati di alcun tipo.
Edizioni Il Filo

giovedì 11 settembre 2008

Passaporto per Capo Verde

Dopo averlo scritto me lo sono pure letto.
Com’è? Fondamentale per ogni biblioteca che si rispetti, ovviamente.
Coordinate geografiche? Boh! Tra spostamenti dell’asse terrestre, acceleratori di particelle e frequenti uragani ormai ho perso l’orientamento!

lunedì 25 agosto 2008

Viaggio al centro della Terra

Jules Verne – Viaggio al centro della Terra
Chi l’avrebbe mai detto che partendo dall’Islanda, scendendo dentro un vulcano e passando attraverso il centro della Terra, si potrebbe arrivare a .... e no, questo non ve lo dico, per non rovinarvi la sorpresa?
Una lettura per amanti della geologia, non fosse altro per le descrizioni delle rocce, dei minerali e dei terreni ma anche

per chi ama i libri d’avventura.
Pubblicato nel 1864, libro di scienza e fantascienza.
Coordinate geografiche? L’origine di tutto: 0°, 0°, 0°.
I meridiani e i paralleli formano un reticolo immaginario sulla superficie della Terra ma nel centro della Terra? Boh!

venerdì 22 agosto 2008

L'autunno del patriarca

Un magico caleidoscopio di parole, fantasie, enumerazioni caotiche, idee, immaginazioni, avvenimenti, realtà ...
Uno tra i libri che più mi hanno affascinato. Tanti romanzi in uno.
Di quelli che non si finisce mai di leggere. Non si potrà mai arrivare a dire: ho finito di leggere “L’autunno del patriarca” perché quando si arriva all’ultima pagina bisogna ritornare all’inizio per cercare di capire come Marques ci abbia rapiti e costretti, sì costretti, a leggere tutto d’un fiato, perché così è successo a me.
Non esiste una trama che possa sintetizzare il contenuto del libro. Non c’è nemmeno uno schema cronologico. C’è un dittatore, presumibilmente quello del titolo, con le sue manie di grandezza, tipiche di tutti i dittatori, ma anche le sue debolezze e le sue solitudini, ed il mondo che gli gira attorno, il mondo che vuole vedere o che i suoi servitori gli fanno vedere.
Scritto in uno stile fluviale, ma di fiume in costante piena, contemporaneamente in prima persona, singolare e plurale, ed in terza persona, con discorsi diretti, indiretti, sotto forma di memorie o ricordi, con punti di vista che saltano di continuo, senza altri “a capo” che non quelli che alla fine determinano la divisione del testo in sei capitoli
o meglio in sei lunghi blocchi narrativi.
Un romanzo in cui le prospettive narrative e linguistiche danno vita ad un reticolo di meridiani e paralleli che si incrociano, inestricabilmente ed armoniosamente al contempo, nella mente del lettore che dalla lettura esce forse esausto ma quanto arricchito! Uno sforzo che vale la pena fare.
Un libro, sono certo, la cui lettura Marques, se fosse un patriarca, imporrebbe a tutti per decreto.

giovedì 14 agosto 2008

Il medaglione di Tristan da Cunha

Leggendo "Il medaglione di Tristan da Cunha" mi è venuta la curiosità di andare a visitare quest'isola e le altre che fanno parte dell'arcipelago, situate fra Capo di Buona Speranza e la Terra del Fuoco, praticamente in mezzo all'oceano Atlantico, a migliaia di chilometri dalle coste africane e dall'America meridionale.
Due navigatori liguri, Gaetano Lavarello e Andrea Repetto, che naufragarono nel 1892 nelle vicinanze dell'isola, decisero di rimanere per sempre su quell'isola sconosciuta ed ancora oggi i loro discendenti fanno parte dei circa trecento abitanti che popolano l'isola. Io non ho fatto naufragio, ma potrei fare la stessa loro scelta.
Incrociandosi con avventure di fantasia, la storia dei due naufraghi e dei loro discendenti fanno parte della trama avvincente del libro in cui l'autore, il genovese Marco Fezzardi, racconta la ricerca di un misterioso medaglione dal significato e dal valore straordinari per la gente dell'isola e per la loro sopravvivenza.
Il libro ha una struttura tale che capitolo dopo capitolo, ci fa viaggiare avanti e indietro nel tempo, tra l'oggi e l'epoca del naufragio del brigantino Italia, e nello spazio, tra Tristan da Cunha e la Liguria.
Alcune informazioni storiche e geografiche completano il libro rendendo più comprensibile la lettura.
Coordinate geografiche 37° 6' 22.8″S, 12° 17′8.4 W
Fratelli Frilli Editore - Genova - 2008

giovedì 7 agosto 2008

Ladro di fuoco


Bello! Un bel libro, scritto bene, di quelli che avrei voluto scrivere io.
Ma sono tanti i libri di cui avrei voluto essere l'autore ed allora, mi accontento di leggerli ed imparare.
Pubblicato da Azimut nel 2006.
Pedro Paixão è uno scrittore portoghese nato a Lisbona nel 1956. "Ladro di fuoco" è il suo primo libro pubblicato in Italia, nella traduzione di Silvia Marianecci.
Una storia d'amore? Forse. Amore per una donna, o per più donne. O forse per la scrittura, per la poesia.
Da leggere!

lunedì 4 agosto 2008

Le piccole memorie

Sono le memorie che si hanno da piccoli o che si hanno dell'età infantile o comunque cose che solo Saramago può scrivere, col suo stile tipicamente saramaghiano.

domenica 29 giugno 2008

Semana caboverdeana em Roma

LA COMMISSIONE PER LE FESTIVITÀ DEL 5 LUGLIO 2008

Settori di PAICV e di MPD;
Associazioni: Amigos das Ilhas, Amigos de São Nicolau, Associazione Capo Verde e non Solo, Caboverdemania, Criola, Donne del Mondo, Morabeza, OMCVI, Nha Terra, Tabanka Onlus, Titina Sila, União Cabo-Verdiana;
Club Sportivi: Cab Love, Fominhas, Equipa de Bolonha, Mindelo 1, Mindelo 2, São Nicolau, Velha Guarda e Equipas Femininas de Roma e Nápoles.

Invitano a partecipare alle festività del
XXXIII° Anniversario dell’Indipendenza di Capo Verde

PROGRAMMA
29 GIUGNO 2008


La VILLETTA a Garbatella – Ore 16,00

Saluti di Maria José Mendes Évora, Coordinatrice della Commissione per le Festività del 5 Luglio 2008

Esibizione artisti Capoverdiani residenti in Italia: Adão Soares Ramos e la sua Orchestra
Esposizione di Piatti Tipici dell’arcipelago: OMCVI e Maria Nascimento, Lucialina Rodrigues Évora, Maria e Francisca Andrade, Marcelina da Cruz
Mostra di arti varie, fotografia, tessuti, di Marzio Marzot
Mostra di Artigianato (quotidiano capoverdiano) di Alcides Dias Figueiredo
David Levy e i suoi quadri
Presenta: Liliana Duarte

Via Francesco Passino, 26 (vicino alla Metro B-Garbatella)

3 LUGLIO 2008
Provincia di Roma - Ore 16,00

IMMIGRAZIONE IN ITALIA: Riflessioni e dibattiti
Saluti dell’Assessore ai Sevizi Sociali della Provincia di Roma, Claudio Cecchini

· On. Mercedes Frias: Immigrazione italiana, ieri ed oggi
· On. Manuel Monteiro: Capo Verde e il partenariato con l’Unione europea
· On Miguel da Cruz Sousa: La partecipazione degli Emigranti nel processo democratico di Capo Verde
· Dott. Franco Pittau: Dinamiche del lavoro e fabbisogni professionali: limiti e prospettive per i Migranti
· Rappresentanti delle Istituzioni Italiane: Immigrazione in Italia: QUALI PROSPETTIVE?
Coordina Jorge Alves Canifa

Via Quattro Novembre 119/A - Roma

4 LUGLIO 2008

La VILLETTA a Garbatella - Ore16,00

· Proiezioni di film e documentari capoverdiani, di Associazione Capo Verde e non Solo;
· Esposizioni di mostre varie: fotografia, tessuti, di Marzio Marzot;
· Esposizione di una mostra di Artigianato, di Alcides Dias Figueiredo.

Via Francesco Passino, 26 (vicino alla Metro B-Garbatella)

5 LUGLIO 2008

Ricevimento delle Comunità capoverdiane (residenti in altre città italiana)
Coordinano: Maria da Luz Duarte Cosmo, João Cancio Livramento e Francisco Silva Brito

ASS. Pro Roma Calcio, Via Verrio Flacco, 41 Tel: 06/290615 (Zona Prenestina) - Ore 10.30

· Torneo del Calcio
· Premiazione delle squadre vincitrici

Coordinano: António Fortes, Joaquim Lima Mendes, Manuel Neves Spencer

· Serata danzante: Esibizione del gruppo “SCALABRODE”, proveniente dall’Isola del Sal
· Esibizione artisti residenti in Italia, Adão Soares Ramos e gli altri Artisti
· DEEJAY: ORLANDO RAMOS ed ALTRI

Via di Pietrallata 159/A

Coordinano: Armindo Duarte, Carlos Almeida Oliveira, Maria Luisa Santos Andrade e Alfredo J. Ameida
Con il sostegno di: João de Deus Monteiro e Rosa Monteiro

6 LUGLIO 2008

“Gioventù Capoverdiana all’estero: confronto con i giovani a Capo Verde e il Paese di origine”
Istituto “TRA NOI”, Via Monte del Gallo, 113 - Ore 15.30

· Apertura: Balletto dei bambini capoverdiani, con il coordinamento di Maria de Lourdes Duarte
Presentano: Ireneo Spencer e Jacira Andrade da Cruz

Apertura Solenne

1. Saluti di Sua Eccellenza, l’Ambasciatore di Capo Verde in Italia, Dr. José Eduardo Barbosa
2. Messaggio delle Organizzazioni Capoverdiane dislocate sul Territorio italiano
3. Rolando Borges: Gioventù Capoverdiana all’estero: confronto con i giovani a Capo Verde e il Paese di origine
4. Paolo Ferrero, PRC (Ministro per la Solidarietà Sociale del precedente Governo): I Giovani Immigrati in Italia
5. Claudia Angelini, "Né di Qua, Né di Là, Testimonianze delle Seconde Generazioni di immigrate capoverdiane a Firenze", Firenze, Aprile 2008.
6. Marilena Rocha e Benny Almada: I giovani capoverdiani in Italia·

Dibattiti
Coordina: Alicia Maria Araujo Lopes

II PARTE
· Avv. Mario Lana, Poesie e brevi riflessioni sulla vita di Amílcar Cabral
· Arti “Marziali”, dimostrazione di Osvaldo Gomes (Vavá)
· Varietà di Danze di: Ilidio Bandeira
· La Nuova Generazione Musicale: Black Company & Black Brothers, Tiziana Ramos e Carlos Silva
· Danza delle Batucadeiras
· Musiche capoverdiane
Presentano: Ireneo Spencer e Jacira Andrade da Cruz

Conclude
Maria José Mendes Évora: Coordinatrice della Commissione per le Festività del 5 Luglio 2008

Rinfresco e Divertimento

CONCERTO DI TEÓFILO CHANTRE

VILLA ADA, ORE 22:00

domenica 15 giugno 2008

Blog

Ho pensato che forse è il caso di aggiornare di tanto in tanto il blog, altrimenti che blog è?
Ho pensato che non sarebbe male aggiornare questo blog ogni tanto, altrimenti non ha senso mantenerlo in vita, sicuramente qualcosa costerà a qualcuno, non so cosa, ma l'idea che mi sono fatto è questa.
Forse dovrei aggiornare questo blog, per non perdere un'occasione, o anche soltanto per fare qualcosa, o comunque perché è un'opportunità, che cazzo! una volta tanto che uno ha uno spazio a disposizione, perché non utilizzarlo?

martedì 27 maggio 2008

giovedì 14 febbraio 2008

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