mercoledì 26 novembre 2008

Trediciventi

TREDICIVENTI
Racconti di viaggi, di culture e di vita
nelle opere trasfigurate di Costantino Giovine,
oltre i confini del sogno


mercoledì 17 dicembre 2008 dalle ore 18:30
allo SpazioStudio di Via Lomazzo 13, nel cortile del Vecchio Fico a Milano.
Inaugurazione di TREDICIVENTI
personale di
Costantino Giovine

La Mostra trae il titolo da una delle 25 opere esposte, in cui la magia del sincronario Maya comunica tutta la vibrazione di un diverso sentire e vivere.
La proposta della mostra è di percorrere un sentiero ideale che ci conduca ad una nuova visione dell’interculturalità, oltre l’integrazione, nella armonica coesistenza delle diverse culture: è la magia dell’incontro con qualcosa di altro, di diverso. L’artista comunica con un linguaggio originalissimo che trae origine dalla sua esperienza con gli aborigeni australiani e usa colori-segni-parole indivisibili tra loro, un linguaggio di misteri svelati e rivelati, al confine tra anima e mondo.
L’esposizione prosegue fino al 19 dicembre 2008, orario 17.00 – 19.30.


In contemporanea, alla presenza degli autori:
presentazione di due libri, vicini per contenuti al lavoro dell’artista, con copertina illustrata da Costantino Giovine:

Passaporto per Capo Verde
di Antonio Danise – Ed. Il Filo 2008 – Un viaggio nella realtà capoverdiana, tanti incontri con tante persone
e la natura a fare da sfondo

Polenta and Goanna
di Emilio Gabbrielli – Ed. IPOC 2007 - Una storia di migrazioni italiane in Australia e l’incontro con la cultura aborigena

Curatrici: Maria Teresa Briotti e Patrizia Gioia
http://www.mtartegallery.com/

mercoledì 5 novembre 2008

Anche i cuori si consumano


Pensieri che sorgono spontanei leggendo “Anche i cuori si consumano” di Pedro Paixão.

“Cortina di fumo”
“Passiamo la vita a fuggire da qualcosa e alla ricerca di qualcos’altro”: questa prima frase del primo racconto del libro, sembra sintetizzare un po’ la filosofia di “Anche i cuori si consumano” perché sembra proprio che i cuori si consumino a causa della incessante attività di fuga e della conseguente ricerca di qualcosa che non sembra essere molto chiaro, anche se l’autore vuole convincerci, e forse convincersi, attraverso i narratori dei singoli episodi che costituiscono questa raccolta, che invece lui le idee le abbia abbastanza chiare.
La cortina di fumo è la barriera che ci separa dai sogni, dai desideri; è quello steccato che divide la realtà dall’immaginazione, e la fuga, la ricerca, non rappresentano altro che il desiderio di superare questa barriera.
Quando rientriamo dall’esperienza dei sogni, che possono rivelarsi anche incubi, ci sentiamo meglio.

“Non confondiamo le cose” è inventare una storia, con parole inutili, imprecise, e credere che sia vera.

“Hotel Bebek” ci ricorda che “ricordare è del tutto inutile”: ricordarsi di “Hotel Bebek” è del tutto inutile.

“La ragazza del negozio della carta” scrive frasi dentro la sua testa ma quando si sveglia non le ritrova più.

Di “Piano” si fa prima ad ascoltarne la musica che a parlarne.

In “Amo il mio destino incline al disfacimento” il protagonista si “stancava di aver accanto corpi estranei” ma “alla solitudine preferiva una cattiva compagnia” e “tra la paura e la noia, sceglieva sicuramente la prima” e comunque ritiene che “Meglio rischiare la vita che perderla”.
“Amo il mio destino ...” è l’incipit (o forse il titolo) di un libro che non ha mai scritto per non aver saputo trovare un inizio.

“Abbandono”: se volessi cominciare a dire qualcosa dal vero inizio, non comincerei mai.
“Il piacere risiede nella soddisfazione di una mancanza”. O nell’essere soddisfatti per qualcosa che manca? Pessoa avrebbe scelto la seconda e Pessoa, o meglio Bernardo Soares, è molto presente in Paixão. Del resto, quale scrittore potrebbe sostenere di non aver subito l’influenza di Pessoa, comunque lo si voglia chiamare?

“Amore di donna”
“Il mio unico sollievo lo trovo solo nei sogni che non si trasformano in incubi”
Non sempre fuggire o andare in vacanza serve per stare meglio.
La protagonista di questo racconto dichiara di non riuscire ad andare in vacanza da se stessa.
Ma forse sarebbe meglio vivere la vita come una persona normale, come tante ce ne sono nel mondo, come nelle buone famiglie di un tempo e quelle di oggi, papà, mamma e almeno due figli, andare in chiesa la domenica, perché no, mi sento di appartenere ad un genere umano che non si discosta molto dagli altri, quelli che vedo tutti i giorni per strada quando vado in strada, sugli autobus quando prendo l’autobus, o che vanno a piedi perché non hanno mai posseduto una macchina e se anche l’hanno posseduta adesso non ce l’hanno più perché hanno deciso di cambiare, di provare ad andare a piedi, o con la bicicletta quando vanno da soli, oppure in tram, oppure quelli che vedo in giro, a lavorare per bene, come se fosse la cosa più importante e quando finiscono di lavorare entrano in crisi, perché non accettano di lasciare il posto dove hanno trascorso gran parte della loro giornata, ed allora anch’io sono come loro e se non lo sono, lo divento, cerco di diventarlo.

“Sposami ad agosto”
Bastano poche frasi per ritrovare Pessoa, ancora una volta:
“Semplicemente la vita”
“Il prevedibile annoia mortalmente”
“La mancanza è ciò che ci fa continuare” ecc. ecc.

“Alta tensione” è l’incertezza che viviamo, il disfacimento, l’isolamento, la solitudine, è la nostra miseria.
L’inquietudine?

Poi c’è anche dell’altro, non è finita qui, come si può pensare che una lettura possa avere una conclusione?, ma per adesso può bastare, bisogna porre una parola fine, almeno momentaneamente, il resto verrà in altri momenti, non si capisce tutto in una volta, il resto tornerà lentamente, senza sforzi, emergerà nei momenti meno attesi, dalle parole di Paixão, senza fretta, nella versione italiana di Silvia Marianecci, piano piano, altrimenti, altrimenti anche i cuori si consumano.