giovedì 27 ottobre 2011

Scopo di questo blog ...


Sono state varie ma forse non molte le occasioni in cui ho pubblicato dei post in questo blog.
C’è stato un tempo in cui ho pubblicato versi, frasi, cose che mi venivano in mente, poi ho cominciato a pubblicare degli scritti a mo’ di recensioni dei libri che leggevo, ma in effetti la cosa che più mi interessava era lasciare una traccia, sia pur minima, di quello che leggevo, perché poteva capitare, ed è capitato, che non ricordavo nemmeno di aver letto un libro ed allora pensavo che scrivendo una sorta di riassunto, una sintesi della trama, forse potevo avere più possibilità di ricordarmi, a distanza di tempo, di cosa trattava un determinato libro, ed allora scrivevo qualcosa tanto per avere un’idea, qualcosa cui appigliarmi quando volevo assolutamente ricordarmi il nome di qualche personaggio, se non addirittura dell’autore di un determinato libro che ero certo di aver letto e comunque non è servito a molto nemmeno questo accorgimento perché anche se ritorno a leggere qualche post lo stesso non riesco a ricordare nulla, nemmeno se ha scritto qualcosa di abbastanza analitico su un libro ed allora, mi viene a volte da abbandonare il blog al suo destino, di rinunciare a tutto, ma poi mi capita di leggere un bel libro e ritengo giusto portare a conoscenza chi mi segue, o chi incappa accidentalmente fra queste pagine, del libro che mi ha deliziato, ma non sono sicuro di raggiungere l’obiettivo ..., i meridiani ed i paralleli si scontrano e si intrecciano inestricabilmente ..., boh!

lunedì 24 ottobre 2011

avventure del libro



Di "Passaporto per Capo Verde" si parla anche nel centro di documentazione "La Cultura del viaggio" di Avventure nel Mondo.

O Novíssimo Testamento


Mário Lúcio Matias de Sousa Mendes, più noto come Mário Lúcio, nasce a Tarrafal, nel nord dell’isola di Santiago, nel 1964.
A 12 anni rimane orfano di padre e da allora vive a Chão Bom, il campo di prigionia dove, durante il periodo coloniale, venivano internati e torturati gli oppositori politici al regime portoghese. Qui viene preso in affidamento dai militari dell’esercito e vi rimane fino a quando si trasferisce a Praia, per intraprendere gli studi superiori.
Nel 1984, grazie ad una borsa di studio, si trasferisce a Cuba, dove si iscrive alla facoltà di Diritto, all’Università dell’Avana.
Fa ritorno a Capo Verde nel 1990, con la laurea in Diritto e tanta esperienza nel campo musicale, grazie ai numerosi contatti con gli artisti locali.
Intraprende la carriera di avvocato e viene eletto in Parlamento, dove assume l’incarico di deputato per il PAICV dal 1996 al 2001.
Le sue due grandi passioni però sono la letteratura e la musica.
Nel 1992, insieme a Teté Alhinho, fonda il gruppo Simentera, che ha costituito un passaggio importante nella storia della musica capoverdiana essendo il gruppo corale e acustico che più e meglio ha saputo rappresentare le espressioni culturali presenti in tutte le isole dell’arcipelago di Capo Verde, oltre a rivendicare la cultura africana come parte importante dell’identità capoverdiana.

Discografia dei Simentera:
Raiz (1995)
Bairro e voz (1997)
Cabo Verde em serenata (1999)
Tr’adictional (2003)

Terminata l’esperienza con i Simentera, Mário Lúcio nel 2004 intraprende la carriera da solista.
Ad oggi ha al suo attivo quattro dischi:

Mar e Luz (2004)
Ao vivos e aos outros (2006)
Badyo (2007)
Kreol (2010)

Ha partecipato a numerosi progetti di altri artisti capoverdiani, oltre ad aver prodotto il primo disco da solista di Ildo Lobo (Nôs Morna, 1996) e quello di Lena França, componente dei Simentera, (Amornado, 1999).
Eclettico e versatile polistrumentista, è uno dei pochi suonatori di cimboa esistenti a Capo Verde.
Si è esibito sui palchi di varie città del mondo e in vari continenti e si è sempre circondato di grandi artisti, sia nelle produzioni dei Simentera che nei dischi da solista.
Hanno collaborato con lui artisti di varie nazionalità: Marío Laginha, Maria João, Pedro Joía, Teresa Salgueiro, Luís Represas, Harry Belafonte, Gilberto Gil, Paulinho Da Viola, Milton Nascimento, Pablo Milanés, Ralph Tamar, Mário Canonge, Manu Dibango, Touré Kunda, oltre a grandi nomi della musica capoverdiana fra cui Cesária Évora, Mayra Andrade, Paulino Viera e Djinho Barbosa.
Tra gli eventi più importanti da lui ideati ed organizzati va ricordato senz’altro il Fesquintal de Jazz, un festival di jazz, ma più in generale di musica capoverdiana, che tra il mese di aprile e maggio del 2002 ha riunito, a Praia e a Cidade Velha, per la prima volta, molti dei più grandi ed importanti artisti di tutto l’arcipelago e della diaspora capoverdiana.
Nel 2011 è stato nominato Ministro della Cultura del Governo di Capo Verde.

Oltre ad esprimersi al meglio nel campo musicale, fino a diventare uno degli artisti più importanti del panorama capoverdiano contemporaneo, Mário Lúcio fa parte del movimento della nuova generazione di pittori: sue opere sono state esposte a Capo Verde e anche all’estero.

Altra sua grande passione è da sempre la letteratura.
Come scrittore si è distinto in vari generi letterari. Le prime pubblicazioni riguardano opere poetiche.
“Nascimento de um mundo” è una raccolta di poesie del 1990, mentre del 1992 e “Sob o signo da luz” e “Para Nunca mais falarmos de Amor” del 1999.
Nel 2000 viene pubblicato il romanzo “O trinta dias do homem mais pobre do mundo”. Del 2003 è “Vidas paralelas”.
Ha scritto anche opere di teatro tra cui “Saloon”, pubblicato nel 2004 e “Teatro” nel 2008.
Sue poesie sono state pubblicate in varie riviste specializzate tra le quali Podogó, Ponto & Vírgula, Fragmentos, Voz di Letra, Voz di Povo.
Un suo racconto figura nell’antologia di racconti inediti capoverdiani “Tchuba na Desert” del 2006.
Nel 2009 Mário Lúcio ritorna al romanzo con “O novíssimo testamento”, primo romanzo pubblicato in Portogallo, dalla casa editrice Dom Quixote, con cui vince il premio letterario Carlos de Oliveira nel 2009.

O NOVÍSSIMO TESTAMENTO
E se Gesù resuscitasse donna?

Un’opera che rappresenta decisamente un salto di qualità nella produzione letteraria di Mário Lúcio ma anche della letteratura capoverdiana e lusofona in generale.
Un romanzo fluviale, suddiviso in paragrafi e capitoli dove non viene mai utilizzato un punto. Si potrebbe dire che non arriva mai ad punto finale, ed anche nel testo, la storia al termine sembra ritornare alle prime pagine del libro.
Lo stile è qualcosa che ricorda le magie narrative e letterarie di Gabriel Garcia Marquez, quello delle opere più grandi, passa dal Brasile di Jorge Amado, continua con la straordinaria capacità affabulatoria di Saramago, e approda a Capo Verde con una sintesi di tutti questi elementi che danno origine ad uno stile tipico dell’oralità realizzato in maniera magistrale e con grande abilità da Mário Lúcio.
L’opera si inserisce nel più ampio panorama letterario tipico del realismo magico africano, così come già affrontato e trattato da autori come il mozambicano Mia Couto, caratterizzato stilisticamente anche da giochi di parole, lunghe enumerazioni caotiche, circolarità del tempo e trovate magiche che conferiscono a volte al romanzo un’aura di esilarante ironia.

L’autore ambienta la storia al tempo in cui Capo Verde è ancora una colonia portoghese.
La narrazione inizia con un mistero difficilmente spiegabile: una donna sta morendo e il suo ultimo desiderio non è quello di ricevere la benedizione di un prete, ma quello di farsi fotografare, visto che un fotografo perpetua la vita e che non aveva mai avuto la possibilità di essere ritratta nel corso della sua esistenza.
La nipote della donna morente si prodiga per trovare un fotografo ma al momento del flash la vecchia scompare, per ricomparire sotto altre forme quando la foto viene sviluppata. L’autorevole voce del prete decreta che il miracolo che si è appena compiuto consiste nel fatto che Cristo è ritornato sulla terra in un corpo di donna.
Il tutto si svolge inizialmente in un piccolo villaggio nel nord dell’isola di Santiago. Il luogo diviene, in breve, centro di pellegrinaggio dove accorrono fedeli, credenti e curiosi da ogni parte del mondo, tutti desiderosi di capire cosa ne è stato della donna, e anche di verificare di persona quanto diviene in poco tempo di dominio pubblico, e cioè che la donna è una sorta di reincarnazione di Gesù con le sembianze di una donna, per poter così chiedere un miracolo.
Da qui il titolo dell’opera, dopo il Vecchio Testamento, dove viene annunciata la venuta del Messia, dopo il Nuovo Testamento, dove si narra la vita, la morte e la resurrezione di Gesù, ecco il Nuovissimo Testamento, che dà conto di come Gesù risorge nel corpo di una donna, venuta per inaugurare La Terza Età dell’Uomo.

Per avere un’idea di come scrive Mário Lúcio in questo romanzo, è sufficiente dare un’occhiata a questo sito: www.buala.org
 
Mi auguro che qualche editore si accorga presto di questo straordinario lavoro per proporlo al pubblico italiano.

venerdì 7 ottobre 2011

S. il Nobel privato

Non è difficile intuire che dietro il personaggio denominato S. si nasconde il vero premio Nobel José Saramago. Del resto anche lo pseudonimo dello sconosciuto autore Domingos Bomtempo riecheggia Mau-Tempo, un personaggio di un’opera di Saramago.


Non si può quindi non pensare a Saramago ed alla sua figura nel leggere questo libro.


Ma per chi ama e conosce un po’ Saramago, solo un po’, nemmeno tanto, direi che le similitudini col grande portoghese finiscono qua.


La figura di Saramago non esce molto bene dalla lettura di questo lavoro, anzi, direi proprio che cose peggiori di quelle che si leggono qua e là nel corso del romanzo sul Nobel portoghese forse non si potevano pensare e scrivere.


Di questo gioco alla denigrazione è oggetto anche l’amata, nella realtà, moglie Pilar, che invece nel romanzo sembra non perdere occasione di cornificare di continuo il vecchio scrittore, al punto che il romanzo in alcuni punti appare un banale racconto pornografico.


Luoghi comuni si ripetono di continuo nel testo, S. è di continuo ossessionato, fino alla paranoia, da un altro scrittore portoghese, in cui non è difficile riconoscere António Lobo Antunes, se la prende con uno scrittore italiano, di certo Tabucchi, che pretendeva rubargli l’idea di scrivere un romanzo su Fernando Pessoa, e il personaggio S. ne ha anche per Moravia e persino per Dario Fo, a cui è stato assegnato il premio Nobel prima che allo stesso Saramago, insomma il libro più che un divertissement, come riportato nella copertina del libro, sembra piuttosto un esercizio letterario di qualcuno che attinge qua e là all’opera di Saramago, senza che sia chiaro lo scopo di questa attività.


Una trovata editoriale forse poco lodevole della pur degnissima Cavallo di Ferro, la casa editrice che ha fatto conoscere questo romanzo, e qualcuno ha avanzato dei dubbi persino sul fatto che sia stato scritto in portoghese e tradotto in italiano.