venerdì 31 agosto 2012

Letture estive:
P. K. Dick - UBIK (non mi ricordo)
Ray Bradbury - Fahrenheit 451
P. K. Dick - Ma gli Androidi sognano pecore elettriche? (Bah!)
Oliviero la Stella - Lo spiaggiatore
Gianni Bauce - Sozinho (Un titolo più giusto potrebbe essere: 'Lode alla Land Rover' o, al limite, 'Su e giù per il Mozambico con la Land Rover')
João Gilberto Noll - Il cieco e la ballerina (Da leggere attentamente, un po' alla volta, tanto che ancora non ho letto tutti i racconti - Traduzione di Patrizia Di Malta - Un plauso alla casa editrice Barbera per la scelta coraggiosa di pubblicare, nel 2006, di questo scrittore di Porto Alegre, anche il romanzo 'A cielo aperto', che è fuori catalogo e che sto cercando disperatamente)
Daniel Galera - Sogni all'alba del Ciclista Urbano (Ambientato per le strade di Porto Alegre e da qualche parte in montagna in Sudamerica, l'ho letto nell'edizione tascabile Mondadori, nella traduzione di Patrizia Di Malta)
Eça de Quiroz - Alves & C. - Sellerio (Un racconto leggero per avvicinarsi a questo romanziere portoghese)
Fernando Pessoa - L'ora del diavolo (Racconto di non facile lettura e comprensione)
Romana Petri - La donna delle Azzorre (Un giudizio: molto bello! Una interessante raccolta di racconti ambientati nelle Azzorre - più precisamente sull'isola di Pico - per finire il mese di agosto in bellezza, e, forse, chissà, uno stimolo per visitare questo arcipelago. A proposito, non conoscevo la chimarrita)

mercoledì 23 maggio 2012

Medium e medianità


Ho cominciato a leggerlo in viaggio, una lettura veloce, per curiosità, tanto per vedere come era trattato il tema del titolo, e fin da subito mi sono accorto che l’argomento mi prendeva, la materia appariva molto interessante.

Ho pensato che arrivato a casa avrei cominciato dall’inizio, per dedicavi più attenzione con una lettura più approfondita ed attenta.
Il libro però risultava talmente interessante, che sono arrivato a leggerlo tutto senza ricominciare, proseguendo fino alla fine con un’attenzione quasi superficiale.
Quando poi l’ho finito di leggere, sempre più interessato ed incuriosito dai temi trattati, ho subito pensato di ricominciare, per dedicarvi più tempo.
Adesso lo sto rileggendo, ma non per la seconda volta, e nemmeno per la terza, perché libri come questo fanno pensare, non serve leggerli di nuovo e basta, bisogna meditarci su, ed il tema affrontato si presta ad una analisi approfondita.
Non so se percorrerò ancora una volta le pagine di questo libro/manuale, ma di certo le cose lette mi hanno portato a profonde riflessioni sul senso di questa vita, ma anche di quelle precedenti e di quelle che verranno.
Dalla quarta di copertina:
Storia dello spiritismo e medium celebri, i casi più clamorosi e inspiegabili, le teorie e il riscontro dei fatti, i medium in epoca contemporanea e le interpretazioni date dalla scienza ufficiale. Un libro frutto di trent’anni di ricerche e di esperienze ai limiti dell’incredibile.

Stefano Mayorca – Medium e medianità
I grandi dello spiritismo - Tecniche evocative ed esperienze extrasensoriali
De Vecchi Editore – Milano - 2004

Meridani e Paralleli fuori da ogni tempo e da ogni spazio e da qualsiasi altra dimensione.

giovedì 10 maggio 2012

L'arcano


"L’arcano" mi sembrava un titolo interessante, in linea con quanto sto leggendo in questi ultimi tempi. Juan José Saer non lo conosco e, a dire il vero, anche adesso che ho letto il libro, non mi sembra di conoscerlo molto di più rispetto a prima.
Se non ricordo male, il contenuto del libro ha poco a che vedere con la traduzione del titolo in italiano e con quanto mi aspettavo dal libro.
"L’arcano" mi sembra lontano dal testo, o forse non ricordo bene.
Siamo negli anni della scoperta e della conquista dell’America meridionale. C’è un ragazzo di quindici anni, un mozzo di una nave, che arriva in qualche modo in un luogo dalle parti del Río de la Plata.
In poco tempo i suoi compagni di viaggio vengono uccisi e mangiati dagli indigeni, in occasione di alcuni riti e certe cerimonie tradizionali. Lui invece viene risparmiato, anche se non ne capisce bene il perché.
Il narratore del libro è quel ragazzo, che nel frattempo è tornato in Europa e, ormai vecchio, ricorda i dieci anni trascorsi in quelle terre, in compagnia dei cannibali, e che lo hanno segnato profondamente.
Attraverso la ricostruzione minuziosa delle storie vissute tra gli indios, solo a tarda età capisce il motivo per cui è stato risparmiato, ma io non me lo ricordo e quindi non posso rivelarlo.
È strano come, avendo deciso di scrivere delle brevi note sui libri che vado leggendo, allo scopo di ricordarmi, a distanza di tempo dalla lettura, l’argomento dei libri, non ricordi nemmeno cosa ho appena finito di leggere, una volta terminata la lettura.
La cosa diventa preoccupante. Non so cosa fare. Sarà perché sono rimasto deluso dalla mancata corrispondenza tra il significato del titolo e il contenuto del libro?
Nel risvolto della copertina si legge “Romanzo di esaltante intensità, L'arcano cela sotto un magistrale tour de force inventivo e stilistico un’affascinante riflessione sui poteri e sui doveri della memoria”.
Sarà, non mi ricordo, forse dovrò rileggerlo.

“In silenzio, come erano venuti, gli indios si allontanarono disperdendosi nel villaggio e, quasi soddisfatti, se ne andarono a dormire. Restai solo sulla spiaggia. Chiamo anni o mia vita quanto accadde dopo: rumori di mari, di città, di palpiti umani, la cui corrente, come un fiume arcaico che trascina carabattole del visibile, mi ha lasciato in una stanza bianca, alla luce delle candele quasi consumate, mentre balbetto qualcosa su un incontro casuale tra, e con, anche, di sicuro, le stelle.”


L’arcano - Juan José Saer - Giunti Gruppo Editoriale, Firenze - 1994
Titolo originale: El entenado
Traduzione dallo spagnolo di Luisa Pranzetti
Postfazione: Se mi piace Dante è perché parla di me. Intervista a Juan José Saer.

Meridiani e paralleli lontani, nel tempo e nello spazio.

domenica 22 aprile 2012

Il grande libro dei maghi

Da un po’ di tempo a questa parte mi sono fatto l’idea che la scrittura possa a pieno titolo essere considerata una forma di magia. L’ennesima conferma è arrivata dalla lettura dell’opera di Olaf Benzinger, dal titolo “Il grande libro dei maghi”.
Perché questa convinzione abbia un senso è sufficiente (con un colpo di bacchetta magica?), sostituire il mago allo scrittore e, conseguentemente, il pubblico che assiste alle esibizioni del mago al lettore, ed il gioco è fatto.
Leggendo il libro di Benzinger ho individuato molte analogie fra la magia e la scrittura, al punto che non posso non pervenire alla conclusione che la scrittura è una vera e propria forma di magia.
Tra il mago ed il pubblico che assiste ai giochi di illusionismo si instaura un patto che per certi versi è molto simile a quello che nasce tra l’autore ed il lettore nel momento un cui quest’ultimo si accinge ad entrare nel mondo finzionale creato da uno scrittore.
Negli spettacoli di magia il pubblico non deve accorgersi di quanto e di come sia stato ingannato, o comunque non è questo che interessa, perché chi assiste alle magie è consapevole che proprio di illusionismo si tratta e per poter apprezzare l’esibizione di un mago non deve badare al trucco anzi addirittura dovrebbe convincersi che il trucco non esiste e che ciò che più importa è semmai l’effetto del trucco, la sorpresa, lo stupore, la meraviglia.
Allo stesso modo, a chi legge, per diletto o per evasione, non interessa come lo scrittore riesca a procurare determinati effetti di straniamento (semmai questo è lavoro per un critico letterario, o per uno studioso di narratologia), ma interessa invece godere semplicemente del risultato, che raggiunge quando, attraverso la lettura e solo per il tempo della lettura, riesce ad estraniarsi ed a sottrarsi alla realtà della vita quotidiana.
Jean-Eugène Robert-Houdin, considerato il “padre dell’illusionismo moderno", sosteneva, già nel XIX° secolo, che “L’arte della magia non consiste tanto nel compiere cose prodigiose, quanto nel convincere gli spettatori che tali cose prodigiose stiano accadendo”. Allo stesso modo uno scrittore sortisce l’effetto desiderato se per mezzo di un racconto, o di un romanzo, riesce a convincere il lettore che quelle cose che legge si stanno verificando proprio mentre le sta leggendo, o comunque ascoltando, dalla viva voce di qualcuno che le sta narrando.
L’illusionista Andreas Michel-Andino afferma che la cosa più bella dell’illusionismo è “... il momento in cui riesce a estraniare la gente dal quotidiano facendola stupire e ridere, facendo in modo che una compagnia eterogenea di persone si trasformi in un’unità di pubblico. Riuscire poi a indurre tale pubblico a trovare l’illusione talmente bella da far passare in secondo piano la questione del trucco che vi è sotto, è per me il massimo che un illusionista possa raggiungere”.
Il portoghese Fernando Pessoa, estremizzando questo concetto, arriva addirittura ad applicarlo allo stesso poeta, allorché sostiene che “O poeta é um fingidor./Finge tão completamente/Que chega a fingir que é dor/A dor que deveras sente”.
Juan Tamariz, noto prestidigitatore spagnolo, è solito dire che l’illusionista è un “... affascinatore, qualcuno che dà corpo a bellissimi sogni”.
E non è forse attraverso la scrittura che un autore si propone, fra l’altro, anche di far vivere dei sogni ad un lettore, solo che sia semplicemente disposto a seguirlo?
Sono solo alcuni esempi di prossimità tra l’arte magica e la scrittura; ma cosa sono, del resto, il fantastico, o il realismo magico, e il real maravilloso o ancora il realismo fantastico, se non delle espressioni che individuano determinati generi letterari, ma non solo, e che rimandano in qualche modo al mondo della magia?
Olaf Benzinger - Il grande libro dei maghi, Da Merlino a Harry Potter – Newton & Compton Editori – Roma, 2005
Traduz. Stefania Di Natale

Meridiani e Paralleli confusi come per magia.

martedì 10 aprile 2012

Il libro infernale

Come per ogni cosa, anche nel campo della magia, per riuscire ad ottenere risultati soddisfacenti è necessario uno studio metodico, prolungato ed approfondito. Uno scrittore sa bene che sono i particolari, sono i dettagli, che fanno interessante una storia, che la fanno unica. Servono per caratterizzare, ad esempio, un personaggio, oppure per descrivere con precisione un ambiente. Anche nelle pratiche magiche nulla viene lasciato al caso (e qui potrei aprire una parentesi interrogandomi su come sono nate le pratiche magiche e su come si sia pervenuti a codificare alcune pratiche, ma lascio l’approfondimento dell’argomento ad un altro momento), anche in questi casi, infatti, i dettagli sono importanti, al punto che se non tenuti nella dovuta considerazione, possono addirittura determinare un esito negativo degli esperimenti e dei sortilegi. I maghi prestano grande attenzione, ad esempio, al momento della giornata, o della settimana, o del mese, o persino dell’anno, in cui effettuano alcuni incantesimi. Sbagliare momento può provocare effetti devastanti o controproducenti. I maghi prestano attenzione anche ai vestiti usati, alla mano impiegata nelle operazioni, se la destra o la sinistra, ai luoghi in cui vengono effettuate alcune magie, ai tipi di piante, di animali, o di parti di animali, all’età degli animali, ecc. ecc. L’estrema attenzione a questi dettagli, che è considerata di fondamentale importanza, mi ha fatto pensare alla stessa importanza che deve essere rivolta nella scelta dei particolari nella pratica della scrittura, al fine di raccontare una storia, che deve essere esattamente quella storia che intendiamo raccontare, proprio grazie all’attenzione riservata alle scelta delle parole, che servono a loro volta a descrivere quel preciso personaggio che abbiamo voluto ritrarre, quel determinato ambiente che abbiamo voluto rappresentare.

martedì 27 marzo 2012

Viaggi

Il potere di seduzione che appartiene all'oralità e al mito consiste nel non prevedere ancora la trama, ma una serie di micro-eventi disposti l'uno accanto all'altro come le perline di una collana. (A. Tabucchi)

lunedì 26 marzo 2012

Antonio Tabucchi (1943-2012)

Domenica, 25 marzo, Antonio Tabucchi ci ha lasciati, presto, troppo presto.
Tabucchi oltre ad aver scritto tanti romanzi e numerose raccolte di racconti, ha fatto amare ed apprezzare la letteratura portoghese a molte generazioni di studenti e di lettori, e soprattutto ha fatto conoscere ai più Fernando Pessoa, uno dei più importanti poeti europei.
Qualcosa sulla sua opera si  può leggere qui.

sabato 17 marzo 2012

Juan Rodolfo Wilcock (1919 - 1978)
L’ingegnere

Riporto alcuni passi di questo romanzo/epistolario da cui si potrebbe arguire che il protagonista non abbia molte idee su cosa scrivere.
Metafora o limite della scrittura? O cos’altro?

... vorrai altri particolari ma non so cosa raccontarti, .
.. Sbadiglio senza interruzione, e così succede che non so nemmeno che cosa raccontarti.
... quindi mi succede quando scrivo una lettera che non so che dire.
All’inizio avevo tante cose da raccontare, ma adesso non ne ho, e il mio lavoro mi interessa sempre di più.
Abbiamo così poco da raccontarci l’un l’altro, ma dobbiamo comunque scriverci, ...
Ti scrivo così spesso che non so cosa dirti.
Tu mi scrivi poco, anche se non hai niente da dirmi bisogna comunque che mi spedisci due parole.
Ho pochissimo da raccontarti, da queste parti non succede assolutamente niente, e il lavoro è molto tranquillo e semplice.
Non ho un gran da fare, e spesso ho il mal di testa, delle emicranie spaventose.
Trovo così sciocco e banale tutto quel che potrei raccontarti, così simile a ciò che accade ogni giorno in casa nostra, che preferisco tacere i nostri piccoli particolari domestici.
Ho talmente poche novità che non so che cosa scrivere, ...
Tutto è così calmo, tutto subisce così scarso mutamento, che qui notizie non ci sono; forse a Mendoza troverò qualcosa degno di essere raccontato, ...
Non ho niente di nuovo da raccontarti; ...
Come mi rattrista che tu non possa vedere tutte queste cose con me! Perché una cosa è raccontarle e un’altra vederle.

Meridiani e paralleli: Argentina 1943 - 1944

venerdì 24 febbraio 2012

Il mago

Guardavo gli altri per sapere come fare, forse per imitarli, persino nei gusti, ma ben presto mi accorsi che guardare non serviva a niente, quando cercavo di ricordarmi cosa avevo visto nel corso della giornata, o anche nella vita passata, mi rendevo conto che non avevo imparato a guardare, non ricordavo niente, perché l’attenzione si concentrava su aspetti secondari e di ciò che più mi sarebbe interessato rimaneva poco.
Come fare per ricordare quei momenti, che non sono solo momenti, si addossano uno all’altro a comporre un sedimento pesante che non mi fa vivere?
So solo che non riuscirò tanto facilmente a recuperare quelle ore, gli anni che se ne vanno come niente, non riesco più nemmeno a decidere dove, non saprei come ripescarli, da quale fondale, speravo che potesse condurmi per mano grazie alle sue capacità, indicarmi la strada, farmi indovinare un finale, che avrei saputo scorgere al momento opportuno.
Mi stavo facendo prendere la mano e sentivo svanire la mia autonomia, non avevo altra scelta, affidarmi completamente a lui, alle sue arti magiche, aveva il compito non certo semplice di farmi ricordare le cose trascurate, dimenticate, di tanto in tanto doveva far trillare in me un campanellino d’allarme, un promemoria che mi rievocasse appuntamenti, o altro, le parole, le frasi e a volte persino i paragrafi uscivano spontanei ma allo stesso tempo compressi, come zippati, frasi fatte, luoghi comuni, parole fruste vuote di significato, in attesa di elaborare un codice che mi permettesse di comunicare più apertamente col resto del mondo, con quanto viveva e si muoveva al di fuori di me e della mia persona.

sabato 11 febbraio 2012

Urban Voodoo


Un incanto di libro, o forse un incantesimo.
È sufficiente scorrere i titoli di alcuni capitoli per farsene un’idea:
Tecniche di divinazione.
Incantesimi.
Iniziazione e auto-iniziazione.
Il Cristianesimo, il Voodoo e Dioniso.
(Molto interessante il confronto tra il Voodoo ed il Cristianesimo).
Insomma, teoria e pratica della magia africana, arrivata con gli schiavi nel nuovo mondo, e declinata nelle forme che ha assunto ad Haiti, Cuba, Brasile, a seguito del contatto con il Cristianesimo.

S. Jason Black e Christopher S. Hyatt
URBAN VOODOO
Introduzione alla magia afro-caraibica
Castelvecchi, Roma - 2005

domenica 1 gennaio 2012

Chiedi alla polvere - JOHN FANTE

Citazioni metaletterarie e COMMENTI-ISPIRAZIONI da "Chiedi alla polvere" di John Fante.
Come fa a parlare delle donne, se non ne ha mai avuta una?

L’avevo conquistata, ora era disposta a fare qualsiasi cosa le avessi chiesto, ad assecondare ogni mio capriccio.

... e un periodo d’oro, i miei libri vanno a ruba, ma mi ero messo in testa di scrivere un racconto su un tipo che ruba un litro di latte e volevo documentarmi.


La descrissi, come una tigre, che io avevo inchiodato a terra e sopraffatto con la mia forza invincibile. Nel finale, lei mi inseguiva carponi, piangendo e implorando pietà. Mi parve eccellente. Ma quando rilessi quello che avevo scritto rimasi molto deluso; non era che un cumulo di banalità. Strappai il tutto e lo gettai via.

STORIE, TANTE STORIE COME VISSUTE, STORIE SOLO IMMAGINATE, STORIE PRONTE PER ESSERE SCRITTE


Penso a quel luogo di morte, alle ferite che si porta addosso, e cerco delle parole che le scrivano, che le immortalino sulle pagine di un manoscritto


LE STORIE NASCONO E SI SVILUPPANO A PARTIRE DAL UN SOGNO, DA UN DESIDERIO E I PERSONAGGI DIVENTANO IMMEDIATAMENTE, COME PER MAGIA, REALI

... e io mi domandai perché, quando ero solo, la vedevo in un modo mentre ora mi sembrava diverso

Dov’erano finite le parole, i piccoli slanci di passione che avevo portato con me? Dov’erano i sogni e il desiderio, che fine aveva fatto il mio coraggio e perché me ne stavo lì a ridere smodatamente di cose che non mi interessavano? Avanti, Bandini ... ritrova il tuo desiderio, abbandonati alla passione come raccontano nei libri. Due persone in una stanza: una è una donna, l’altra Arturo Bandini, che non è né carne,né pesce, né niente.


- C'è qualcosa che voglio dirti - cominciai.
- Forse potresti aiutarmi. E qui mi fermai.

Poi il cuore prese a battermi veloce perché si stava avvicinando a quello che volevo mi chiedesse.


- Sono così sola. Fa finta che io sia lei
- Sì. Facciamo così. Tu sei Camilla.


Prima di uscire, mi fermai sulla soglia e lanciai un’occhiata all’intorno. Imprimitelo bene nella memoria, perché è quello che è successo. Anche qui si è fatta la storia.
MI AUGURAI UN DISASTRO, UN’ESPLOSIONE, QUALCOSA DI TRAGICO, PER POTERNE PARLARE
L’idea nacque dalla mia disperazione e mi arrivò come in sogno, la prima buona idea di tutta la mia vita, forte, pulita e intera. Pagina per pagina, riga per riga, lo vidi tutto scritto, il mio racconto su Vera Rivken.


Cominciai e mi accorsi che scorreva facilmente. Ma non nasceva dalla mente, non si sviluppava dalla riflessione. Si muoveva da solo, sgorgando come il sangue. Finalmente ce l’avevo fatta. Ecco che parto, senza intralci, o Dio, come mi piace. O Dio, come ti amo. E te, Camilla, e tutti gli altri. Ecco che parto, ed è una sensazione bella ae dolce e calda, morbida, deliziosa, delirante. Lungo il fiume e sopra il mare, questo sono io e questa sei tu, parole grevi, parole lievi, parole esili, whee, whee, whee.

E la cosa continua, anelante, fremente, senza fine, e cresce. Lavorai per ore, finché poco per volta me la ritrovai nella carne e nelle ossa, finché mi invase tutto, indebolendomi, accecandomi. Camilla! Dovevo averla! Mi alzai e uscii dall’albergo, avviandomi verso il Columbia Buffet.


A questo punto Arturo Bandini, il grande, romantico Bandini, celebre per la ricchezza del suo elogio pescò nel fondo della sua immaginazione.

DOVEVI SBRIGARMI, FARE ALLA SVELTA, LA MEZZANOTE SAREBBE ARRIVATA PRESTO


E LA VIDI, DISTESA PER TERRA, IN UNA POZZA DI SANGUE, MORTA, LE PAROLE NON BASTAVANO A DIRE IL MIO DOLORE, I SEGNI GRAFICI DEL TUTTO INSUFFICIENTI, SERVIREBBERO CARATTERI CUBITALI PER POTER ESPRIMERE QUELLO CHE SENTIVO IN QUEI MOMENTI, VOLEVO GRIDARE, MA NON SI PUO’ RENDERE UN URLO CON GLI STESSI CARATTERI USATI PER UN SORRISO O UN LAMENTO O QUALSIASI ALTRA COSA DIVERSA DA QUELL’IMMENSO DOLORE CHE MI STAVA INVADENDO, TRASFORMANDOMI IN QUALCOSA CHE NEMMENO IO AVREI POTUTO CONTROLLARE, UN MOSTRO, UN ESSERE FINITO, NON IO

Era entrata anche lei nel gioco della fantasia

Mi sarebbe bastato guardare fuori per farmi venire le idee e sfornare pagine su pagine