domenica 22 aprile 2012

Il grande libro dei maghi

Da un po’ di tempo a questa parte mi sono fatto l’idea che la scrittura possa a pieno titolo essere considerata una forma di magia. L’ennesima conferma è arrivata dalla lettura dell’opera di Olaf Benzinger, dal titolo “Il grande libro dei maghi”.
Perché questa convinzione abbia un senso è sufficiente (con un colpo di bacchetta magica?), sostituire il mago allo scrittore e, conseguentemente, il pubblico che assiste alle esibizioni del mago al lettore, ed il gioco è fatto.
Leggendo il libro di Benzinger ho individuato molte analogie fra la magia e la scrittura, al punto che non posso non pervenire alla conclusione che la scrittura è una vera e propria forma di magia.
Tra il mago ed il pubblico che assiste ai giochi di illusionismo si instaura un patto che per certi versi è molto simile a quello che nasce tra l’autore ed il lettore nel momento un cui quest’ultimo si accinge ad entrare nel mondo finzionale creato da uno scrittore.
Negli spettacoli di magia il pubblico non deve accorgersi di quanto e di come sia stato ingannato, o comunque non è questo che interessa, perché chi assiste alle magie è consapevole che proprio di illusionismo si tratta e per poter apprezzare l’esibizione di un mago non deve badare al trucco anzi addirittura dovrebbe convincersi che il trucco non esiste e che ciò che più importa è semmai l’effetto del trucco, la sorpresa, lo stupore, la meraviglia.
Allo stesso modo, a chi legge, per diletto o per evasione, non interessa come lo scrittore riesca a procurare determinati effetti di straniamento (semmai questo è lavoro per un critico letterario, o per uno studioso di narratologia), ma interessa invece godere semplicemente del risultato, che raggiunge quando, attraverso la lettura e solo per il tempo della lettura, riesce ad estraniarsi ed a sottrarsi alla realtà della vita quotidiana.
Jean-Eugène Robert-Houdin, considerato il “padre dell’illusionismo moderno", sosteneva, già nel XIX° secolo, che “L’arte della magia non consiste tanto nel compiere cose prodigiose, quanto nel convincere gli spettatori che tali cose prodigiose stiano accadendo”. Allo stesso modo uno scrittore sortisce l’effetto desiderato se per mezzo di un racconto, o di un romanzo, riesce a convincere il lettore che quelle cose che legge si stanno verificando proprio mentre le sta leggendo, o comunque ascoltando, dalla viva voce di qualcuno che le sta narrando.
L’illusionista Andreas Michel-Andino afferma che la cosa più bella dell’illusionismo è “... il momento in cui riesce a estraniare la gente dal quotidiano facendola stupire e ridere, facendo in modo che una compagnia eterogenea di persone si trasformi in un’unità di pubblico. Riuscire poi a indurre tale pubblico a trovare l’illusione talmente bella da far passare in secondo piano la questione del trucco che vi è sotto, è per me il massimo che un illusionista possa raggiungere”.
Il portoghese Fernando Pessoa, estremizzando questo concetto, arriva addirittura ad applicarlo allo stesso poeta, allorché sostiene che “O poeta é um fingidor./Finge tão completamente/Que chega a fingir que é dor/A dor que deveras sente”.
Juan Tamariz, noto prestidigitatore spagnolo, è solito dire che l’illusionista è un “... affascinatore, qualcuno che dà corpo a bellissimi sogni”.
E non è forse attraverso la scrittura che un autore si propone, fra l’altro, anche di far vivere dei sogni ad un lettore, solo che sia semplicemente disposto a seguirlo?
Sono solo alcuni esempi di prossimità tra l’arte magica e la scrittura; ma cosa sono, del resto, il fantastico, o il realismo magico, e il real maravilloso o ancora il realismo fantastico, se non delle espressioni che individuano determinati generi letterari, ma non solo, e che rimandano in qualche modo al mondo della magia?
Olaf Benzinger - Il grande libro dei maghi, Da Merlino a Harry Potter – Newton & Compton Editori – Roma, 2005
Traduz. Stefania Di Natale

Meridiani e Paralleli confusi come per magia.

martedì 10 aprile 2012

Il libro infernale

Come per ogni cosa, anche nel campo della magia, per riuscire ad ottenere risultati soddisfacenti è necessario uno studio metodico, prolungato ed approfondito. Uno scrittore sa bene che sono i particolari, sono i dettagli, che fanno interessante una storia, che la fanno unica. Servono per caratterizzare, ad esempio, un personaggio, oppure per descrivere con precisione un ambiente. Anche nelle pratiche magiche nulla viene lasciato al caso (e qui potrei aprire una parentesi interrogandomi su come sono nate le pratiche magiche e su come si sia pervenuti a codificare alcune pratiche, ma lascio l’approfondimento dell’argomento ad un altro momento), anche in questi casi, infatti, i dettagli sono importanti, al punto che se non tenuti nella dovuta considerazione, possono addirittura determinare un esito negativo degli esperimenti e dei sortilegi. I maghi prestano grande attenzione, ad esempio, al momento della giornata, o della settimana, o del mese, o persino dell’anno, in cui effettuano alcuni incantesimi. Sbagliare momento può provocare effetti devastanti o controproducenti. I maghi prestano attenzione anche ai vestiti usati, alla mano impiegata nelle operazioni, se la destra o la sinistra, ai luoghi in cui vengono effettuate alcune magie, ai tipi di piante, di animali, o di parti di animali, all’età degli animali, ecc. ecc. L’estrema attenzione a questi dettagli, che è considerata di fondamentale importanza, mi ha fatto pensare alla stessa importanza che deve essere rivolta nella scelta dei particolari nella pratica della scrittura, al fine di raccontare una storia, che deve essere esattamente quella storia che intendiamo raccontare, proprio grazie all’attenzione riservata alle scelta delle parole, che servono a loro volta a descrivere quel preciso personaggio che abbiamo voluto ritrarre, quel determinato ambiente che abbiamo voluto rappresentare.