domenica 10 febbraio 2013

Nel vento



Il lettore legge sempre un libro diverso rispetto a quello che l’autore ha scritto.
Entra nelle pagine con la propria cultura, con la propria preparazione, con la propria esperienza. Che è necessariamente altra, diversa da quella dell’autore.
Non può, il lettore, capire tutto di quello che legge (di certo nemmeno l’autore può possedere un quadro completo di tutte le implicazioni che ciò che ha scritto può provocare e suscitare in un lettore. Ma questo è un altro discorso).
Ho letto “Nel vento”, ultimo lavoro di Emiliano Gucci, e mentre lo leggevo sentivo che mi suscitava delle impressioni, delle reazioni, delle riflessioni, dei quesiti, che in ordine sparso riporto di seguito.

Nel vento
Subito, fin dalle prime righe, senza mezzi termini, veniamo informati che il narratore ha perso il fratello in circostanze tragiche, e più tardi anche la sua compagna. E, ci viene detto anche, che è per questo che corre.
C’è una persona che corre, dunque, che sta per iniziare una corsa che sembra importante.
Nella realtà la corsa non dura che una manciata di secondi. Emiliano Gucci invece è riuscito a costruirci un romanzo in cui la narrazione, incentrata su questa corsa, si protrae per oltre cento pagine.
Nella fase immediatamente precedente la corsa, fermo sulla linea di partenza, il protagonista torna a pensare ad episodi della sua vita, e contemporaneamente osserva e commenta i comportamenti dei suoi compagni di gara.
Un puzzle di ricordi, che arrivano all’improvviso, senza preavviso, da mondi ed esperienze diversi, che convergono a costituire e costruire il passato. Il narratore sembra attingere da un repertorio di frasi custodite in un archivio via via arricchitosi di impressioni suscitate dalle tante esperienze vissute. Sembra di assistere ad una caccia al tesoro dei ricordi.
I fatti rievocati si manifestano come episodi isolati, che all’apparenza sembrano non avere un filo conduttore comune. Eppure ci dovrà pur essere! Sono curioso di scoprire anche questo aspetto, qual è il collante, cioè, che tiene uniti tutti questi episodi.
Vengo catturato dalla lettura, ma forse, per rendere giustizia ad Emiliano Gucci, sarebbe più corretto dire dalla qualità della scrittura/struttura della narrazione.

Risposte nel vento
E il racconto va avanti di questo passo, suscitando nel lettore una certa curiosità. Vorrebbe sapere, ad esempio, per quante pagine il romanzo potrà continuare così, o il perché di quel titolo, o ancora che parte avrà il bellissimo uccello che appare in copertina, e vorrebbe avere delle risposte chiare alle tante altre domande che sorgono spontanee man mano che si inoltra nella lettura.
Ci fu un tempo in cui, proprio nel vento, successe che un lupo paralizzò il protagonista ed il fratello, dopo averli raggiunti con lo sguardo. Sarà questa la risposta ad uno dei quesiti?
C’è l’attesa della corsa, e c’è l’aspettativa di capire come e perché il fratello del protagonista sia stato ucciso dal padre: sono molle fondamentali che fanno andare avanti senza alcun indugio nella lettura.
C’è una falsa partenza e un centometrista viene squalificato.
C’è un’altra falsa partenza. Altra squalifica.
Ci sono proteste tra il pubblico, fomentate dalle reazioni del secondo corridore squalificato. La corsa rischia di essere sospesa.
Quanta azione c’è in queste pagine?
C’è la pioggia, tanta pioggia, come in “L’umanità”, il precedente romanzo di Gucci e c’è molto altro ancora.
Ci sono almeno due motivi, fra altri, che mi spingono a continuare la lettura di questo romanzo: che l’autore si decida a svelarci cosa è successo veramente al fratello del protagonista, e sapere come andrà a finire la corsa.
Mi chiedo anche se sia stato facile, narrativamente parlando, rimandare per così tante pagine il momento dello start, o se l’autore aveva strutturato fin dall’inizio così il romanzo, in maniera da far durare tanto questa fase prima dello sparo o se, ad esempio, poteva durare anche per molte altre pagine, se chi ha scritto si è fatto prendere la mano ed ha seguito un istinto, fino a quando non ha ritenuto di essere abbastanza soddisfatto di quello che è riuscito a costruire.
Chissà se la corsa è qualcosa di fondamentale nell’economia della storia, un’ambientazione indispensabile, oppure tutti i ricordi, le scene del passato, potevano essere rievocati, con la stessa significativa potenza in un qualsiasi altro contesto.
Qual è la storia, infine? La storia è la corsa, la sua preparazione, la parte finale?
In fondo la descrizione della gara in sé non c’è quasi, dura meno del tempo effettivamente impiegato per essere percorsa.
Ecco, se avessi di fronte Emiliano Gucci, sono queste le domande che mi piacerebbe porgli, per soddisfare curiosità che forse sono legittime ma forse hanno poco senso, perché ognuno scrive per rispondere ad un’esigenza che non sempre è in grado di spiegare o contenere, e spera, almeno per il tempo della scrittura, di vivere un periodo di appagamento o felicità che difficilmente potrebbe vivere in altro modo.

Aspettative del lettore
Ed al lettore, cosa resta alla fine di questa gara?
Un sentimento di delusione, per non aver colto, o intuito fin dall’inizio, distratto forse dalla forza dell’evocazione, chi è stato, ad esempio, ad aver raccontato questa storia, o se la storia doveva necessariamente essere questa, oppure poteva anche essere un’altra, e cosa ha fatto sì che fosse questa e non un’altra; o di frustrazione, per non aver ricevuto risposte soddisfacenti ai tanti dubbi sorti nel corso della lettura.
Ed allora, non gli resta che ricominciare a leggere il romanzo, subito appena girata l’ultima pagina, oppure anche a distanza di tempo, per riassaporare la gioia della lettura di questo splendido lavoro, per capire come, con dosaggio persino estenuante, l’autore ci presenta dettagli di un passato che stenta a definirsi nella sua interezza, e per capire, allo stesso tempo, come abbia saputo saggiamente disseminare lungo la narrazione quegli elementi necessari a ricostruire un puzzle che, una volta ricomposto, disvela l’opera di uno scrittore che, approdato alla Feltrinelli, potrà finalmente essere apprezzato per le sue qualità anche da un pubblico più ampio.
Lo stile narrativo fa pensare ad una sorta di lungo monologo, di confessione anche, ricreato a volte con una scrittura rapsodica, modulata sul ritmo di una memoria che recupera ricordi da un passato avvolto in un’aura di mistero, forse anche troppo, con mele morse rimaste su un tavolo, teste di gatti tagliate di netto, verità tenute opportunamente nascoste, un passato che non c’è più, o non serve più. È passato, appunto, e forse il fine della scrittura, del narrare, attraverso la rievocazione, è proprio questo. Una volta finito l’esercizio della narrazione, una volta che la corsa è finita, quel passato non serve più.

Corsa come metafora della scrittura
Ci potrebbe essere anche un’altra chiave di lettura di questo romanzo, e per spiegarla devo innanzitutto accennare ad un mio limite, o piuttosto una sorta di deformazione professionale che però di professionale ha ben poco: ogni volta che leggo un romanzo, quando provo ad analizzare il testo, non posso fare a meno di individuare e rinvenire nelle parole, nelle frasi che ho davanti, una frequente interrelazione ed un continuo parallelismo tra l’oggetto della narrazione e la pratica della scrittura.
Così, a voler dar credito a quest’altra interpretazione, la corsa, quella del romanzo, diventa metafora della scrittura.
A ricercare nel testo, tanti sono i passaggi, inquadrati nel contesto della corsa e di quanto gira attorno, in cui è possibile rinvenire riferimenti all’arte della scrittura.
C’è anche il discorso della droga nello sport, del doping, delle scommesse, delle combine, ma questi aspetti, anche se rivestono un ruolo importante nel contesto della vicenda narrata, preferisco non affrontarli o lasciarli in secondo piano.
Ciò che qui mi interessa sottolineare, ancora una volta, sono alcuni passaggi che, anche in questo caso, possono ricondurre la narrazione agli aspetti interessanti dell’attività della scrittura (“Il mio corpo è gestito da altri”)
E quanto al rapporto con Caterina, questo passaggio: “Io, nei giorni in cui ero veramente innamorato di Caterina abitavo la sua anima, in certi precisi momenti, io ero lei” mi fa venire in mente la celebre frase “Madame Bovary c’est moi” di Flaubert.
E proseguendo: “... potevo sentire quello che lei sentiva, ragionare con la sua testa ma soprattutto vivere l’istante con il suo corpo”.
E gli esempi possono continuare, anche con riferimento ad altri personaggi: “A volte, al momento dello start, distraendomi mi distolgo da me stesso e mi sembra di cogliere le anime  di tutti i miei avversari. Mi sembra di sentire le loro attese, i motivi. Singolarmente ognuno di loro si mostra a me , il suo cuore diventa io...”.
C’è lo sforzo di organizzare gli elementi che serviranno per la costruzione della trama, e c’è allo stesso tempo la faticosa ricerca delle parole adeguate per scrivere una storia su una corsa importante: “Ne trovo soltanto alcune, mentre intuisco che tutte le altre verranno quando sarà il momento opportuno” fa dire Gucci al narratore.
C’è il “posto giallo”, metafora della fantasia, dell’immaginazione, dove tutto è possibile, tutto ha diritto di cittadinanza, tutto può trovar luogo: “...era nel nostro mondo giallo che potevamo trovarci senza bisogno di gesti né parole”, oppure “Basta camminare fino a lì per sapere di trovarci Caterina”, o ancora “... ho sognato un posto giallo perfetto per noi”.
C’è, in definitiva, un dialogo costante, o comunque un rapporto continuo, con l’opera che sta lentamente nascendo.

Finale di partita
La corsa anche come un’occasione per scappare, per fuggire.
Il protagonista corre per liberarsi dalle conseguenze di un fatto traumatico, occorso in un altro tempo, un evento che ritorna, e che determina e condiziona la vita nel presente, che continua a dispiegare i suoi effetti sull’oggi, prima che si verifichi un evento che gli consentirà di affrancarsi dall’incubo che si è portato dietro per tanti anni.
Il passato quindi è “presente” anche in questo caso, come in “L’umanità”.
Il protagonista vuole vincere, per dire l’ultima cosa che resta da dire, per smascherare la trama, o per finire tutto, e lasciare che i riflettori si spengano per sempre.
Era scritto che sarei tornato a correre
La corsa così si trasforma e diventa una fantasia, più esattamente una “aleatoria fantasia”.
Anche la corsa in sé è fantasia.
La fine della corsa, il taglio del traguardo, coincide con la liberazione da un peso opprimente, e quel “magnifico dolore”, motore primo che muove la scrittura, e che in questo caso ha prodotto “Nel Vento”, può essere utilizzato nuovamente per ricominciare tutto da capo, per la creazione di un’altra storia.

Emiliano Gucci
Nel vento 
Feltrinelli - 2013

sabato 9 febbraio 2013

Il segreto dei suoi occhi



Avvertenza: in questo post viene raccontata minuziosamente la trama del romanzo, dall'inizio alla fine, capitolo per capitolo.


Eduardo A. Sacheri - Il segreto dei suoi occhi

Festa di addio Narrazione in terza persona
Per Benjamin Miguel Chaparro, vicecancelliere di un tribunale, è arrivato il momento del pensionamento. Organizza con alcuni colleghi una cena per l’occasione ma all’ultimo momento decide di non partecipare. Si reca invece nel suo ufficio, dove trova il suo dirigente, anzi la sua dirigente, Irene. Le rivela che una volta finito di lavorare, visto che ha tempo a sufficienza, intende scrivere un romanzo e per questo le chiede l’autorizzazione, accordata senza alcuna esitazione, di utilizzare per alcuni mesi una macchina da scrivere.
Capitolo 1 Narrazione in prima persona
Il narratore, (Chaparro?) da due settimane in pensione, dice di voler scrivere la storia di Ricardo Morales (“o quella di Isidoro Gómez, che è la stessa ma vista dall’altro lato, a rovescio”).
Intanto veniamo a sapere che lo stesso narratore ha avuto due matrimoni, con Marcela prima e con Silvia dopo, dalle quali ha divorziato.
Sa di non aver abbastanza immaginazione per scrivere un romanzo e perciò pensa di scrivere senza inventare niente, raccontando cioè una storia vera, che conosce per esserne stato testimone molti anni prima.
È dibattuto su vari aspetti tecnici della narrazione, ad esempio quale persona usare per la narrazione e decide di cominciare di raccontare in prima persona, oppure che tipo di lessico usare, o ancora da quale punto cominciare a raccontare la storia.
Capitolo 2 Narrazione in prima persona
Il narratore racconta di Ricardo Agustín Morales. La narrazione comincia con l’episodio dell’ultimo incontro, avvenuto il 30 maggio 1968, tra Morales e la moglie, Liliana Colotto.
Cinema Narrazione in terza persona
Il narratore racconta degli sforzi di Benjamin Chaparro di scrivere il romanzo. Per la soddisfazione di essere finalmente riuscito a scrivere l’incipit, dopo vari tentativi andati a vuoto, decide di andare al cinema.
Capitolo 3 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro racconta che alle 8:05 del 30 maggio 1968, mentre era in servizio al tribunale di primo grado, squilla il telefono. Con tutta probabilità si tratta della polizia che comunica un caso di omicidio appena scoperto.
Capitolo 4 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro racconta che il 30 maggio 1968 riceve l’ordine dal superiore (Fortuna Lacalle) di recarsi sul luogo di un omicidio, fra avenida Niceto Vega e calle Bonpland, nel quartiere Palermo, per supervisionare il lavoro della polizia.
Nel frattempo impreca e si lamenta con se stesso per non essere riuscito a laurearsi in diritto, con la conseguenza che si ritrova a dover eseguire ordini impartiti dai superiori che considera incapaci e coglioni.
Capitolo 5 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro arriva sulla scena del delitto qualificandosi come vicecancelliere del tribunale di primo grado n. 41.
La vittima è una giovane donna sui vent’anni rinvenuta nuda, supina per terra in camera da letto.
La morte è avvenuta per strangolamento.
L’ispettore Báez informa Chaparro dell’identità della vittima: Liliana Colotto, ventitre anni, maestra, sposata con Ricardo Agustín Morales, cassiere del Banco Provincia. La polizia è stata avvisata da una vicina di casa della vittima che alle 7:45 ha sentito delle urla e guardando dallo spioncino della sua porta ha visto un uomo piccoletto e dai capelli scuri uscire dalla casa della donna. Avvicinatasi alla porta d’ingresso lasciata aperta ha visto la ragazza distesa per terra ed ha chiamato la polizia.
Arriva Falcone, il medico legale, per i rilievi del caso. Ad una prima valutazione risulta che la donna è stata violentata e strangolata.
L’ispettore e Chaparro si avviano verso il luogo di lavoro di Morales per avvisarlo dell’accaduto.
Capitolo 6 Narrazione in prima persona (Chaparro)
In banca. Incontro con Morales
Capitolo 7 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Báez comunica a Morales che la moglie è stata assassinata in casa. Chaparro ci informa che nel 1968 lui era sposato da tre anni.
Capitolo 8 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Pedro Romano, collega di Chaparro, gli annuncia che la faccenda è chiusa. Pensa che si sia giunti a conoscere la verità sul caso, con l’accusa nei confronti di due muratori che nei giorni del delitto stavano lavorando nell’appartamento n. 3, proprio di fronte a quello dove è stato rinvenuto il corpo della donna uccisa. L’informazione gli è stata passata dall’agente Sicora, della squadra Omicidi.
Capitolo 9 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro si reca al commissariato dove i due muratori stanno per essere interrogati. Le accuse ai due però si rivelano del tutto infondate. Anzi, Chaparro presenta una denuncia nei confronti di Romano e Sicora per abusi nei confronti dei due muratori.
Capitolo 10 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro intende aiutare Morales nella ricerca della verità. I due si incontrano in un bar di Calle Tucumán e si scambiano un po’ di impressioni sull’accaduto. Chaparro gli rivela che la verità sul delitto ancora non c’è e che le accuse ai due muratori si sono rivelate prive di fondamento.
Capitolo 11 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro fa di tutto per non archiviare il caso. Il termine per le indagine è finito, ma falsifica una data sugli atti in modo da avere ancora del tempo per la ricerca della verità. Scopre dalla perizia fatta subito dopo il delitto che la donna era incinta di due mesi.
Telefono Narrazione in terza persona
Col pretesto di consultare il fascicolo del procedimento giudiziario relativo al delitto della Colotto, necessario per la scrittura del romanzo, Chaparro ritorna al suo vecchio ufficio, ma confessa a se stesso che il vero motivo che lo spinge fin là è la voglia di rivedere Irene, la sua ex capufficio, per cui prova un sentimento d’amore da trent’anni, senza essere mai riuscito ad esplicitarlo.
Veniamo a sapere che Chaparro è stato il primo capoufficio di Irene quando lei ha cominciato a lavorare in tribunale come tirocinante. Allora, sono passati trent’anni, lui aveva 28 anni, dieci in più di Irene.
Scuse e partenze Narrazione in terza persona
Chaparro spiega a Irene il motivo per cui è andato in tribunale. Veniamo a sapere che i due si sono conosciuti nel 1967 quando Irene era arrivata in Tribunale per uno stage. Successivamente Irene viene assunta come cancelliera e col tempo i due si allontanano per motivi di lavoro e poi ritornano di nuovo a condividere lo stesso Ufficio. Nel 1976 Chaparro lascia Buenos Aires per San Salvador de Jujuy. Intanto Irene scala i gradini della carriera professionale venendo promossa procuratore nel 1981, mentre Chaparro nel 1983 ritorna nella capitale con la seconda moglie Silvia, dalla quale presto divorzierà. Irene invece ha tre figlie, nate dal matrimonio con l’ingegnere Arcuri. Chaparro aveva vissuto per quasi trent’anni segretamente innamorato di Irene fino a quando cioè arriva il momento del pensionamento.
Archivio Narrazione in terza persona
Chaparro viene introdotto da un impiegato, già suo collega, nell’archivio del tribunale.
Sarto Narrazione in terza persona
Chaparro, rimasto da solo in archivio, ricorda un suo ex impiegato, Pablo Sandoval, esperto nel cucire e rilegare i dorsi dei fascicoli, e morto all’inizio degli anni ’80.
Incartamenti Narrazione in terza persona
Chaparro ritrova il fascicolo relativo a Liliana Emma Colotto che è connesso con quello intestato a Isidoro Antonio Gómez. Ripercorre i particolari del delitto fino a quando arriva al foglio n. 208 dove ritrova la dichiarazione di Morales dell’agosto 1968, il quale sostiene di essere venuto a conoscenza di “informazioni importanti al fine di chiarire i fatti”. Nel foglio 209 compare per la prima volta il nome di Isidoro Gómez e in quello successivo il decreto del 10 settembre con il quale le autorità spiccano un mandato di comparizione nei confronti dello stesso Gómez.
Capitolo 12 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Morales dà appuntamento a Chaparro perché gli vuole far vedere delle foto di Liliana. Tra queste Chaparro ne individua alcune in cui ricorre un personaggio che sembra attirare la sua attenzione in modo particolare. Veniamo a sapere che si tratta di tale Isidoro Gómez. Sappiamo anche che Liliana è di San Miguel di Tucumán, e che ha insegnato un anno prima di trasferirsi a Buenos Aires.
Capitolo 13 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Delfor Colotto riceve una lettera da Morales, suo genero, il quale gli comunica che ha urgentemente bisogno di aiuto, anche se non ci viene spiegato di cosa si tratta. Delfor allora con una scusa si rivolge alla signora Clarisa, sua vicina di casa, madre di Isidoro, la quale informa Colotto che Isidoro si è trasferito a Buenos Aires, dove ha trovato lavoro in un cantiere. Delfor appare soddisfatto dalle informazioni ricevute.
Capitolo 14 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Dieci giorni dopo la sera delle foto Chaparro va a trovare l’ispettore Báez. Gli fa vedere le foto e gli dice di aver chiesto a Morales di scrivere una lettera al suocero affinché questi individui il domicilio di Isidoro Gómez, cosa che Delfor ha fatto, comunicando l’informazione al genero. Veniamo a sapere che Gómez era segretamente innamorato della vittima. Quando Báez viene a sapere da Chaparro che l’incontro ed il dialogo tra Delfor Colotto, suocero di Morales, e la signora Clarisa, madre di Isidoro Gómez, è avvenuto una decina di giorni prima, dà ordine a Leguizamón di ricercare e arrestare una persona (Gómez?).
Capitolo 15 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Báez illustra a Chaparro la sua ipotesi su Isidoro. Una volta che Liliana si trasferisce a Buenos Aires, Gómez, pur profondamente innamorato di lei, non riesce a fermarla né a seguirla nella capitale. Dopo vari mesi e tormentandosi sul da fare e sapendo che Liliana si è nel frattempo sposata, decide di partire anch’egli per Buenos Aires. Comincia a pedinare e seguire gli sposi fino ad imparare le abitudini ed è così che quando decide di uccidere Liliana passa all’azione, entra nell’appartamento, la violenta e la uccide strangolandola. Secondo la ricostruzione di Báez, Gómez una volta ucciso la donna, va tranquillamente a lavorare.
I due si salutano. La sera Báez informa Chaparro del risultato della ricerca affidata a Leguizamón: Isidoro è scomparso da tre giorni dalla pensione in cui alloggiava da mesi. Al lavoro ha spiegato al capocantiere di dover ritornare a Tucumán perché sua madre è gravemente malata.
Báez ipotizza invece che Isidoro è scappato via da Buenos Aires perché sapeva di essere ricercato. Chaparro riprende il fascicolo della pratica Morales e su un foglio di carta intestata Poder Judicial de la Nación batte a macchina una data fittizia del mese di agosto.
Capitolo 16 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro ripensa agli stratagemmi che trent’anni prima aveva attuato per non archiviare la pratica Colotto: far firmare un ampliamento delle sue dichiarazioni testimoniali a Morales, far firmare le pratiche al giudice Lacalle, quelle che autorizzavano l’apertura di un altro fascicolo, senza che egli si avvedesse che stava firmando un ordine con una data di 4 mesi prima, una dichiarazione di Morales che riferiva dei suoi sospetti su Gómez, la circolare che ordinava il mandato di comparizione a Gómez.
Nome e Cognome Narrazione in terza persona
Si narra di Chaparro che pensa ad Irene e a come proporle una relazione amorosa. Pensa al titolo del romanzo.
Capitolo 17 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro viene convocato per deporre nell’inchiesta contro Romano e Sicora per gli abusi commessi contro i due muratori. Il giudice incaricato, Batista, convoca Chaparro e lo informa che aveva ricevuto un ordine “dall’alto” di archiviare la pratica senza imputati.
All’epoca, era il 1969, Chaparro era sposato da quattro anni con Marcela.
Capitolo 18 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro racconta dell’incontro, nell’agosto del 1969, con Morales, alla stazione Once. Morales sorveglia varie stazioni della città nella speranza di individuare tra la folla Gómez, che considera l’assassino di Liliana. I due si lasciano e Chaparro tornando a casa comunica a Marcela la sua decisione di andare a vivere da solo.
Capitolo 19 Narrazione in terza persona
Lunedì 23 aprile 1972, su un treno diretto ala stazione di Once, Saturnino Petrucci controlla i biglietti dei passeggeri. Dopo un inseguimento per vari vagoni individua un uomo di statura bassa, con i capelli neri ed un giubbotto blu senza biglietto col quale ha una animata discussione. I due in breve passano alle mani. Petrucci riesce ad immobilizzare il trasgressore ed alla stazione di Flores lo consegna alla locale Polizia. Ad Once a Petrucci fu riscontrata una frattura del setto nasale come conseguenza del litigio. Petrucci viene a sapere che a carico del trasgressore c’era un ordine di cattura per omicidio. Si trattava di Isidoro Gómez.
Capitolo 20 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Il giorno dopo Báez informa Chaparro dell’arresto di Gómez.
26 aprile 1972, Chaparro fa condurre Gómez nell’ufficio della cancelleria e avvia un interrogatorio verbalizzandone i contenuti. Emergono i dubbi di Chaparro sulla reale colpevolezza di Gómez nell’omicidio di Liliana,
Capitolo 21 Narrazione in prima persona (Chaparro)
L’interrogatorio continua. La testimonianza di Gómez prende la forma di confessione per omicidio aggravato. Il documento viene sottoscritto da Julio Carlos Pérez, difensore d’ufficio e Gómez viene inviato nel carcere di Devoto.
Capitolo 22 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Il giorno dopo Chaparro si reca in Plaza Once dove è fiducioso di incontrare Morales per informarlo dell’arresto di Gómez quale assassino di Liliana, ma Morales non c’è. Ritorna nel nuovo appartamento di Almagro.
Capitolo 23 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro incontra Morales il martedì successivo e lo informa dell’arresto di Gómez. Ancora pochi passaggi e la pratica sarà chiusa.
Astinenza Narrazione in terza persona
Il libro di Chaparro a questo punto potrebbe terminare.
Il caso è chiuso. Chaparro sembra soddisfatto del lavoro realizzato e della ricostruzione degli eventi. Ma sa che la storia non si è fermata lì e che non è stato raccontato tutto.
Ha voglia di vedere Irene, le telefona e fissa un incontro per il giovedì successivo.
Capitolo 24 Narrazione in prima persona (Chaparro)
In carcere già da un mese Gómez viene alle mani con due detenuti, Quique e Culebra.
Capitolo 25 Narrazione in prima persona (Chaparro)
A seguito delle percosse Gómez si risveglia dopo tre giorni nell’infermeria del carcere. Lo conducono negli uffici dove c’è un funzionario che lo conosce per avere analizzato il caso dell’omicidio Colotto e lo ricostruisce insieme a Gómez. Dato che ha bisogno di un collaboratore, finisce per chiedere a Gómez se è disponibile a lavorare per lui.
Caffè Narrazione in terza persona (Chaparro)
Chaparro va a trovare Irene
Capitolo 26 Narrazione in prima persona (Chaparro)
26 maggio 1973, arriva in tribunale un agente penitenziario del carcere di Devoto per notificare in atto in cui si comunica che Gómez è stato rilasciato.
Capitolo 27 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Risulta che Gómez è stato scarcerato grazie all’amnistia per i prigionieri politici
Capitolo 28 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Báez racconta a Chaparro le vicende carcerarie di Gómez. Peralta, responsabile del centro di intelligence a Devoto, ha reclutato Gómez per controllare il reparto dei prigionieri politici.
Capitolo 29 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Nel 1971 Sicora era morto in un incidente stradale. Romano, grazie al suocero, era passato nelle forze dell’intelligence antisovversivi. Ciò gli aveva permesso di prendere il colpevole sotto la sua ala protettiva.
Capitolo 30 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Giugno 1973, Chaparro dà appuntamento a Morales per aggiornarlo della situazione di Gómez ma è già a conoscenza della scarcerazione.
Altro caffè Narrazione in terza persona
Chaparro e Irene di nuovo da soli in ufficio. Chaparro vive questa situazione con forte disagio e non riesce a comunicare con lei e ad esprimersi come vorrebbe.
Dubbi Narrazione in terza persona
Problemi narrativi di Chaparro nella scrittura del romanzo.
Capitolo 31 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Il 28 luglio 1976 Sandoval in ufficio informa Chaparro che il giorno precedente i militari sono entrati a casa di suo cugino Nacho e l’hanno portato via.
Capitolo 32 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro esce e va a cercare Sandoval che intanto era arrivato in un bar di calle Venezuela. Sandoval beve fino ad ubriacarsi e comincia a sfasciare tutto. Chaparro è costretto a pagare i danni subito per evitare che il padrone del locale chiami la Polizia.
Capitolo 33 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro accompagna col taxi Sandoval a casa e se ne ritorna all’alba a piedi. Quando arriva a casa vede la porta aperta e scopre che l’appartamento è stato messo a soqquadro, tante cose sono state distrutte, scomparsi il televisore e lo stereo
Il rubinetto del bidè aperto ed un messaggio di minaccia di morte sullo specchio del bagno.
Capitolo 34 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro si chiede chi possa essere stato (è il 29 luglio). Arriva Báez, il quale lo consiglia di andare per una settimana a vivere in una pensione, la Bandierita, spacciandosi per tale Abel Rodriguez, e di non uscire se non al massimo per fare un po’ di spesa. Nel frattempo Báez avrebbe condotto delle ricerche sulla vicenda.
Capitolo 35 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Dopo una settimana passata nella pensione Chaparro e Báez si incontrano in un locale dalle parti della stazione Rafael Costillo. Báez rivela a Chaparro che gli autori della devastazione dell’appartamento fanno parte di un gruppo di fuorilegge al servizio del governo, una cellula collegata con Romano e Gómez e che anzi Gómez aiuta Romano nella cattura degli avversari politici.
Romano vuole vendicarsi ammazzando Chaparro perché pensa sia l’autore dell’assassinio di Gómez a Villa Lugano.
Capitolo 36 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro pensa che sia stato Morales a far sparire Gómez a Villa Lugano. Sospetto confermato da Báez, il quale è venuto a sapere da una coppia di vecchi di alcuni particolari, tra cui il fatto che Gómez è stato aggredito e colpito alla testa con una grossa spranga. È stato poi caricato nel bagagliaio di una macchina, e successivamente ucciso e seppellito in un luogo non conosciuto.
Capitolo 37 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro prende la corriera per San Salvador de Jujuy, molto lontano da Buenos Aires, così come lo aveva consigliato Báez, per una questione di sicurezza e incolumità personale.
Capitolo 38 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Il giudice spiega a Chaparro che viene trasferito anche come impiego, pur mantenendo lo stesso incarico.
Capitolo 39 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro viene a sapere della morte di Sandoval. Sono passati sei anni da quando Chaparro se era trasferito a Jujuy, e adesso ritorna a Buenos Aires per il funerale dell’amico. Anche Báez è morto, nel 1980. A Jujuy Chaparro ha conosciuto Silvia, la seconda moglie.
Nuovi dubbi Narrazione in terza persona
Ancora dubbi di Chaparro sul romanzo che sta scrivendo. Deve parlare di Silvia? Con lei aveva vissuto tanti anni e quando si erano trasferiti a Buenos Aires lei comincia ad avvertire nostalgia dei luoghi in cui era nata e in poco tempo decide di lasciare Chaparro e ritornare al suo paese.
Chaparro ritorna a vivere da solo a Castelar.
Il 9 febbraio 1991 Irene torna in tribunale nelle vesti di giudice.
Capitolo 40 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro in tribunale riceve una lettera da Morales, che si rifà vivo dopo vent’anni dall’ultimo contatto. È il 26 settembre 1996. primo sciopero contro il governo Menem.
Morales con la lettera chiede a Chaparro di far arrivare alla vedova di Sandoval una somma di danaro in segno di gratitudine alla sua memoria.
Malato da tempo, Morales nella lettera annuncia a Chaparro la sua intenzione di suicidarsi. Lo invita ad andare a casa sua, a Villegas, dove si è trasferito dal 1973.
Capitolo 41 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro parte all’alba per Villegas. Entrato in casa di Morales trova su un tavolo una busta per la signora Sandoval. In camera da letto trova il cadavere di Morales e una lettera che riporta il suo nome come destinatario.
Capitolo 42 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro legge la lettera. Ci sono istruzioni di andare nel capanno degli attrezzi, distante cinquecento metri dalla casa.
Capitolo 43 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro entra nel capanno e dentro un enorme cella scopre il cadavere di Isidoro Antonio Gómez.
Capitolo 44 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Chaparro scava una buca per seppellire e nascondere il cadavere di Gómez.
Capitolo 45 Narrazione in prima persona (Chaparro)
Arriva la polizia per i rilievi e l’ambulanza. Il lunedì successivo si tiene il funerale di Morales.
Resa Narrazione in terza persona
Chaparro pensa di aver completato il romanzo perché non resta più niente da raccontare. Deve decidere cosa fare delle pagine scritte. Dovrà restituire la macchina da scrivere. Durante il percorso scende alla stazione Once, dove si era incontrato due volte con Morales. Si perde di continuo nei ricordi. Infine arriva in tribunale dove sa che incontrerà Irene, unico motivo valido per continuare a vivere.