venerdì 21 agosto 2015

La cameriera

Chiarisco subito, uso la prima persona perché mi basto, non ho bisogno di nessuno, non mi servono dialoghi per illustrare particolari, posso fare tutto da solo, senza distrazioni, risparmiando energie, per me è una questione vitale, una questione di economia, introdurre altri personaggi per chiarire situazioni, o solo per puro piacere, estetico, mi fa consumare la riserva di parole che ancora mi rimane, e non sono così sicuro che siano rinnovabili, le parole, intendo, ho cominciato a scrivere tanti anni fa, non ricordo più quando, e devo fare attenzione a non finirle, dovrò lasciarmene un po’ per altri momenti, ed allora, è inutile che le sprechi per introdurre una cuoca, oppure una cameriera, che fanno l’elenco degli ingredienti di un piatto, posso farlo io, è sufficiente che approfondisca l’argomento, magari chiedendolo anche alla stessa cuoca, o alla cameriera, ed ecco che ho risparmiato un passaggio, che potrò utilizzare in altre occasioni, ad esempio per una scopata veloce, quando ne ho voglia o persino necessità, che non sono poi messe tanto male, né l’una né l’altra, e comunque quando vengono certe voglie non sempre si può scegliere, non si può mica andare per il sottile, bisogna accontentarsi, prendere quello che viene, e quella volta era stata la cameriera, che aveva un corpo che portava di qua e di là facendomi girare la testa a forza di seguirla quando si allontanava dal tavolo, dopo aver servito una squisita orata, almeno dall'aspetto, e l’occhio, si sa, vuole la sua parte, ed i miei già cominciavano a far decollare tutto il sistema della digestione, tutto comincia da lì, e anche a giudicare dal profumo, e chi può dire che il profumo non faccia parte della prelibatezza di un piatto, il piacere comincia ad avvertirsi più in profondità, più intenso, quando il rosmarino ed il peperoncino, o una sua variante, cominciano a stuzzicare le narici, le mucose del naso, e da lì a mandare messaggi al cervello che, senza por tempo in mezzo, ha già elaborato un giudizio inequivoco, che da lì a poco sarà confermato anche dagli altri organi di senso, quell'orata al forno è, non ci possono essere dubbi, assolutamente squisita, appetitosa, e la cameriera che me l’aveva appena servita, non poteva non sottostare alla proprietà transitiva che nella mia mente applicavo anche in ambiti non strettamente matematici, queste proprietà dovranno pur servire ad altro che non solo a soddisfare le menti perverse dei matematici, ed io avevo trovato una pratica applicazione che si confaceva alla situazione che avevo davanti, quel culo che si allontanava dal tavolo al quale ero seduto, mi stava facendo venire una voglia irresistibile, lussuriosa, di lei, e non avrei perso tempo, giusto il necessario, per completare il piatto che aveva preparato con le sue preziose, l’avrei scoperto più tardi, con le sue preziosissime mani e avrei varcato la soglia del magazzino, nascosto agli occhi dei clienti da una tenda verde che scendeva morbida fino al pavimento, una sorta di dispensa improvvisata, piena di scatoloni di passata di pomodoro, di bottiglie e di mille altri ingredienti, in confezioni dalle più svariate dimensioni e forme, per saltarle addosso senza esitazione, chissà cosa aveva messo nell'orata, qualcosa che mi aveva procurato un’eccitazione che, unita al ballare scomposto di quelle chiappe ben sode, aveva fatto il resto, ed il resto può, sì, essere tante cose, ma per me, in quel momento, quello che più mi interessava era lei, il resto era suo culo, le sue tette, la sua farfalla, era lei, che mi aspettava chissà da quando, altrimenti, perché mai avrebbe infarcito il pesce con quella droga, ne ero certo e con questa sicurezza, mi ero avviato e niente e nessuno avrebbe potuto fermarmi, altro che tempi, altro che persone e punti di vista, e non mi sono fermato nemmeno quando, dopo aver fatto l’abitudine alla penombra della dispensa, ho prestato maggiore attenzione al suo viso, alla peluria che sembrava circondarlo e che, in qualche modo poco felice e con scarsi risultati, cercava di simulare, ma quando finalmente arrivai a toccarla, non c’era più nulla che poteva nascondere ai miei occhi nemmeno i baffi mal curati, e comunque ormai ero arrivato ad un punto che non potevo tirarmi indietro, non potevo trattenermi, ed anche lei, era evidente che si trovava al limite, il giorno dopo, o la sera stessa, se il lavoro le avesse fatto conservare un briciolo di tempo, di forza e di concentrazione, avrebbe applicato una buona ceretta e per altre due o tre settimane era a posto, poteva presentarsi con un’altra immagine, ma in quella situazione, io non badavo certo a particolari di così poca importanza, certe voglie, se possibile, vanno soddisfatte subito, ed io la possibilità me l’ero creata bene, anche questa volta, e per di più non avevo nessuna intenzione di lasciarmela sfuggire, a qualcosa dovrà pur servire questa confidenza più che decennale con le parole, e i risparmi degli ultimi anni, l’oculatezza con cui le avevo usate, e comunque l’esperienza acquisita, non mi facevano di certo venire sensi di colpa per come le avevo impiegate in questa avventura, ormai non devo più dar conto a nessuno, nemmeno a me stesso.