domenica 31 gennaio 2016

Un diario

L’orizzonte fumoso di lontani ricordi, quelli che tornano di tanto in tanto, vorrei sapere perché, immagini che diventeranno via via più nitide, fino a raggiungere una prossimità in cui mi sembra di poter agire, forse per cambiare il corso della storia, della mia storia, e quando tutto sembra pronto, la favola finisce, un sogno troppo a lungo vagheggiato svanisce nel nulla, ma perché dovrà scomparire, quel mondo disperso per sempre?
Se mi mettessi in testa di tenere un diario, probabilmente sarei ripetitivo, mi ritroverei di continuo a parlare delle stesse cose, quelle che faccio durante il giorno, o piuttosto che non faccio, e forse userei anche le stesse parole, nello stesso ordine. 
Dico questo perché le cose che faccio nel corso di una giornata si ripetono ossessivamente anche nell'altra. I pensieri che attraversano la mente si trasferiscono quotidianamente lungo l’arco del tempo nel settore adiacente, è così da mesi ormai, anzi da anni. 
Persino i sogni si sono inariditi.

sabato 30 gennaio 2016

Un diario

Se tenessi un diario rischierei di ripetermi noiosamente, di scrivere ogni giorno le stesse cose e, a volte, persino usando le stesse parole. Sono pressoché sicuro di questo, me lo dico da tempo, sono ripetitivo anche nei pensieri, nelle ipotesi. Scrivere un diario significa raccontare quello che faccio, o che non faccio, ma anche quello che mi viene da pensare, quello che mi passa per la testa.

martedì 19 gennaio 2016

Freddo

Col nuovo anno è arrivato anche il freddo, quello vero, tipicamente invernale. Da qualche parte nei dintorni starà nevicando. Il vento reca un gelo che fa rabbrividire. C’è bisogno di guanti, sciarpa e persino di un cappello.
Questo clima non invoglia ad una passeggiata. E per cena forse ci sta bene un piatto di legumi. C’è bisogno di ferro e proteine e le lenticchie mi sembra una buona idea. Non ci vuole nemmeno tanto, in meno di mezz'ora è tutto pronto, un po’ d’olio per soffriggere un battuto di cipolla e carote, poi una manciata di lenticchie in un po’ d’acqua e per questa sera non ci penso più.

domenica 17 gennaio 2016

Come se non vivessi

Come se non vivessi che per aspettare l’arrivo della sera, dell’oscurità, e confermare che, sì, un altro giorno è passato, posso cancellarlo dal calendario come cosa fatta, uno in meno da vivere.
Sono ossessionato dalla ripetitività delle azioni quotidiane. Per questo leggo, e leggo tanto. Perché così mi sembra di vivere più esperienze, di partecipare, e anche attivamente, a quello che succede nel mondo, anche se a lungo andare dimentico alcuni episodi a cui ho preso parte. Non riesco a tenere a bada tutto, e così prendo nota, sotto forma di appunti, delle cose che leggo, trascrivo le frasi che ritengo interessanti, col proposito di ritornarci su e svilupparle a modo mio, traendo ispirazione per un’altra frase, questa volta mia, o per un piccolo racconto. È così che riesco a sopravvivere. Una storia che si sviluppa e cresce su se stessa. Ho questo debito con i libri e con le storie che contengono: visto che non so descrivere la mia mi affido a quella raccontata da altri.

giovedì 14 gennaio 2016

Il sipario

Si è abbassato il sipario sulla mia vita, troppo presto. Un sabato mattina di gennaio, questo pensiero mi ha svegliato, me lo sono ripetuto svariate volte durante la notte trascorsa da poco, ha attraversato i tanti sogni che hanno abitato il sonno, si è introdotto nei gangli nervosi fino a concretizzarsi come una certezza che non so più tacere. Dovevo trascriverlo, solo così forse smetterà di tormentarmi, solo così potrò archiviarlo come qualcosa di cui ho preso atto, per poter passare ad altro. Un tempo, almeno, era questa la soluzione, agivo così, come fosse possibile rimuovere una verità incontrovertibile, ma adesso no, non è facile, questo non è uguale ad altri pensieri, questo è un attentato alla sanità mentale, da oggi niente sarà più come prima, troppe le confidenze e le confessioni esternate negli ultimi giorni per pensare che possano passare inosservate, e tutte in poco tempo, non sarà una coincidenza, la depressione si sta facendo strada in me e si sta impossessando dei miei organi vitali, lo sento. Me ne accorgo dal momento che non sono più in grado di controllare le parole che pronuncio, i concetti che esprimo, le conclusioni a cui pervengo e che manifesto apertamente ormai davanti ad amici, veri o virtuali che siano, a parenti, a conoscenti, e non più solo a me stesso. Forse è un modo per difendermi, un estremo tentativo di arginare l’avanzata di quella che chiamo depressione, in mancanza di un termine più appropriato alla situazione che sto vivendo. Pensare che parlarne possa aiutarmi a capire cosa sta succedendo, a vedere in faccia la realtà e così poterla affrontare, provando a cambiarla.